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mercoledì 24 luglio 2019

Un parto assistito


" Verso il primo doppopranzo del 20 giugno del 1670, mentre stava a spaccare ligna con l'accetta, Filònia, da una fitta più forte delle altre, capì che il mumentu era arrivato. La gnà Gesuina Palillo, una della truppa, matre di quattordici figli, le aveva spiegato quello che c'era da fare nell'occasioni. Non volle trasire in casa, che la teneva pulita come uno specchio, avrebbe allordato tutto. Perciò radunò tanticchia di paglia vicino al pozzo, si spogliò nuda, vi si stese sopra. Era sula: Gisuè era andato a Vigàta con l'asino, lo scecco, e aveva voluto portarsi appresso Pippìno, che ora aveva tre anni passati e dava già una mano al patre. 
Tutt'insemmula, a una spinta più forte, si vagnò in mezzo alle gambe, erano le acque che ora aiutavano la criatura, la sua testa, a nesciri fora. Il dolori era forte e Filònia si mise a fare voci, tanto era sola. A questo punto a lei s'avvicinò tutto l'armalume che consisteva in un cane randagio che s'era allocato in casa e che tutti chiamavano, senza fantasia, u cani, in una capra girgentana, alta e grossa, di lungo pelame marrò, con due corna di liocorno e grandi minne scure, in quattro galline bianche. Il gallo nero invece si mise a passiare nervosamente davanti e narrè. Quando finalmente la criatura niscì tutta, Filònia vide che aveva fatto un figlio màscolo, un altro doppo Pippìno, e se ne arricreò. Ah li figli màscoli, fortuna di la famiglia, ricchizza della casa! Ah petti forti, spalle larghe, vrazza nerborute, minchie per fare figli e figli!