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mercoledì 18 agosto 2021

Il tuffo della lucertolina


Nel corso di alcuni anni, sotto la voce "L'entomologo- storie naturali",  Giuliano ha pubblicato sul suo blog, Deladelmur, diversi suoi scritti. Si parte da un dettaglio e, attraverso pochi tocchi, viene a definirsi un vivace e simpatico ritratto di uno di quei piccoli esseri che sono riusciti, bene o male, a sopravvivere in un paesaggio urbanizzato. Ne riporto uno. Gli altri sono qui 




"Come si fa a prendere una lucertola che ti entra in casa dal balcone e poi slitta sul pavimento, e che è anche così piccola che ti sguscia fra le dita? Ci provo due volte, poi per superare la situazione di stallo tiro fuori di tasca il fazzoletto, e finalmente la prendo. Avvolta nel fazzoletto, la lucertola non sguscia 
più fra le dita (è davvero piccola, poco più che neonata); il mio timore è che mi lasci la coda in mano, ma non succede. Succede invece questo: che appena torna ad intravedere il balcone si tuffa fuori dalla mia mano (io volevo appoggiarla delicatamente verso la siepe o su un cespuglio) si getta nel verde con un tuffo clamoroso, roba da olimpiadi: era esattamente quello che voleva, tornare a casa il più velocemente possibile, uscire da quest’incubo liscio e pietrificato in cui si era cacciata, maledetta curiosità..."

Giuliano Bovo


( immagine reperita in Rete )


sabato 16 novembre 2019

Nell'infanzia di Pablo



( fonte )
Ode alla lucertola                                                                         qui il testo in lingua originale 

Presso l’arena
una
lucertola
dalla coda coperta di sabbia.

Sotto
una foglia
la sua testa
di foglia.

Da qual pianeta
o bragia
fredda e verde,
sei caduta?
Dalla luna?
Dal freddo più lontano?
O dallo
smeraldo
accesero i tuoi colori
in un rampicante?

Del tronco
tarlato
sei
vivissimo
germoglio,
freccia
del suo fogliame.
( fonte )

Nella pietra
sei pietra
con due piccoli occhi
antichi:
gli occhi della pietra.

Vicino
all’acqua
sei
fango taciturno
che scivola.
Vicino
alla mosca
sei il dardo
del dragone
che annichila.

E per me,
l’infanzia,
la primavera
presso
il fiume
pigro,
sei
tu!

Lucertola
fredda, piccola
e verde;
( fonte )

sei una remota
siesta
vicino alla frescura,
con i libri chiusi.

L’acqua corre e canta.
Il cielo, in alto, è una
corolla di calore.

Pablo Neruda

da Poesie, a cura di G. Bellini,
Nuova Accademia, Milano, 1960

martedì 16 luglio 2019

Lucertola !


Stamattina ho visto una lucertola in cortile, e voi vi chiederete cosa c'è di strano: le lucertole sono animali comunissimi. C'è di strano che le lucertole nel mio cortile, e nel mio giardino, pensavo che fossero ormai estinte. I gatti qui intorno sono spietati, di gatti ce ne è più d'uno, e sono cacciatori terribili. Topi e lucertole non hanno speranze, quando si fanno scoprire.
Questa è la vera natura del gatto, topi e lucertole se la passano male da quando è arrivata Mamma Gatta (la Gatta con la G maiuscola) che ha fatto una eccellente scuola di gatto in questi ultimi anni; e la caccia fa parte consistente di quella scuola. Anche la mia Ciccetta (degna figlia di Mamma Gatta, parte della sua numerosa discendenza) è una cacciatrice implacabile. Una volta una lucertola mi ha detto sottovoce, forse temendo di essere udita, che si tratta di «...un mostro orribile e sanguinario, tutto coperto di peli, con zanne e unghie, implacabile »: cosa ben strana da dire di Ciccetta, che dagli umani viene inevitabilmente travolta da cori di "che bel musino, che bella coda, una principessa, un batuffolo di pelo, posso carezzarla?».

martedì 26 settembre 2017

Lucertola


LA LUCERTOLA

Filiazione spontanea della pietra spaccata dove m’appoggio, mi s’arrampica sulle spalle. Immobile come sono, e con un pastrano color sasso, m’ha scambiato per il muro. Dopo tutto, la cosa mi lusinga.

(Jules Renard, Storie naturali, pag.48 ed. Fabbri 2001, traduzione di Aldo Gabrielli)

(illustrazione di Lydekker, 1895)

giovedì 29 settembre 2016

Heine e le lucertole di Lucca


Le lucertole, con le loro codine intelligenti e con i loro occhietti penetranti, mi hanno raccontato cose meravigliose mentre mi arrampicavo solitario tra le rocce dell'Appennino. Infatti ci sono cose tra cielo e terra che non solo i nostri filosofi, ma nemmeno il più semplice degli sciocchi può arrivare a comprendere. Le lucertole mi hanno raccontato che tra le pietre circola una leggenda secondo la quale Dio un giorno si farà pietra per salvarle dalla loro durezza. Una vecchia lucertola era però dell'opinione che questa petrificazione sarebbe avvenuta solo dopo che Dio si fosse incarnato in ogni specie animale e vegetale e le avesse redente tutte. Solo poche pietre sono capaci di sentimento, ed esse respirano solo al chiaro di luna. Queste pietre si rendono conto della loro condizione e sono terribilmente infelici. Gli alberi sono più fortunati: possono piangere. Gli animali sono più fortunati ancora perché possono parlare, ognuno a suo modo, e gli uomini meglio di tutti gli altri. Un giorno, quando il mondo intero sarà redento, anche a tutte le altre creature verrà concesso di parlare, come in quelle epoche remotissime cantate dai poeti.
 Le lucertole sono una razza ironica e si beffano volentieri degli altri animali. Ma con me furono gentilissime, sospirarono con sincerità e mi raccontarono la storia dell'Atlantide, che io trascriverò un giorno ad edificazione del mondo intero. Si stabilì una grande dimestichezza tra me e quelle bestiole che sono quasi gli archivisti degli annali segreti della natura. Forse esse sono famiglie di sacerdoti stregati, come quelle dell'antico Egitto che vivevano come le lucertole in grotte labirintiche spiando i segreti della natura. Sulle loro testoline, sui piccoli corpi e sulle code fioriscono segni meravigliosi come sugli egizi berretti fitti di geroglifici e sulle vesti degli ierofanti.
I miei piccoli amici mi hanno insegnato un linguaggio mimico per mezzo del quale posso parlare con la natura muta: e questo mi solleva spesso l'anima, specie verso sera quando i monti sono avvolti di ombre dolci e paurose e le cascate scrosciano e tutte le piante mandano i loro profumi, e intorno guizzano rapidi lampi. Natura, vergine muta! Capisco il tuo lampeggiare, il vano tentativo di parole che trema sul tuo bel viso, e tu mi commuovi così profondamente da farmi piangere. Ma anche tu mi capisci, ti rassereni e mi sorridi con i tuoi occhi dorati. Vergine bella, io capisco le tue stelle e tu capisci le mie lacrime.
(Heine ironizza sul concetto di Schelling che la Natura sia "intelligenza pietrificata")
Heinrich Heine, da "La città di Lucca", tratto da "Reisebilder - Impressioni di viaggio", ed. De Agostini 1981, traduzione di Vanda Perretta)