martedì 10 ottobre 2023

Lorenzo Da Ponte ( III )


 III parte     DA TRIESTE A NEW YORK


Allontanato dalla corte asburgica, Da Ponte si recò dunque a Trieste nel 1792.  Dopo qualche tempo venne riabilitato dal nuovo imperatore, ma a Vienna per Da Ponte non c’era più posto. Con il nuovo amore, Anna Celestina Grahl, da lui chiamata Nancy, decise di partire per Parigi, per, poi, dietro consiglio di Casanova, cambiare destinazione  e recarsi a Londra.


Ritratto di Casanova attribuito a Francesco Narici

Quando partii da Vienna per andare a Trieste, la donna, ch'io amava, partì per Venezia. (…) ad onta di mille promesse, di mille giuramenti di amore e di gratitudine,  (….) pose in dimenticanza non solo ogni sentimento d'affetto e di gratitudine, ma s'adoperò indegnamente per allontanare da me il dolce piacere di tornar in seno della mia patria. Quest'atto però d'iniquità feminina vòlto fu in breve dalla mia ragione alla mia propria salute. In meno d'un mese mi trovai libero di un'ignominiosa passione, che per tre anni continui mi tenne schiavo infelice di quella donna. Io non credea, dopo questo, che fosse cosa possibile l'innamorarmi. M'ingannai. Il mio cuore non era e non è forse fatto per esistere senza amore; e, per quanti inganni e tradimenti m'abbiano nel corso della mia vita fatto le donne, in verità io non mi ricordo d'aver passato sei mesi in tutto il corso di quella, senza amarne alcuna, e amare (voglio vantarmene) d'un amore perfetto. 

(...)

Non fui però che poche miglia lontano da Spira, quando, fermatomi ad un'osteria per dar riposo a' cavalli, udii l'infelice novella dell'incarceramento della regina di Francia e dell'arrivo dell'armate francesi a Magonza. Dopo brevi riflessi, risovvenendomi del consiglio di Casanova e accordandosi questo col desiderio della mia sposa, presi sul fatto la risoluzione d'andar a Londra invece d'andare a Parigi, e pigliai la strada d'Olanda. 


Nel 1793 Lorenzo Da Ponte venne nominato poeta del teatro italiano di Londra. Nella capitale inglese si dedicò anche alla raccolta e al commercio di libri.






Probabilmente per sfuggire ai creditori, dopo un viaggio in Italia durato qualche mese, lasciò definitivamente Londra e si imbarcò  per gli Stati Uniti. 


Il breve rientro a Ceneda

Partii di Londra il secondo d'ottobre; arrivai il decimo ad Amburgo, e senza il menomo sinistro il secondo di novembre mi trovai a Castelfranco. 
Bramando di goder in tutti i possibili modi del mio viaggio, lasciai la mia compagna a Castelfranco e la pregai di raggiungermi a Treviso, che distante è dodici miglia, il quarto di novembre di buon mattino. Arrivai verso sera a Conegliano, che non è ch'otto miglia lontano da Ceneda, e in meno di un'ora mi trovai alla porta della casa paterna. 

( …)  sentii alla porta della casa degli urli di gioia, delle voci che chiamavano altamente: –Lorenzo! Lorenzo!–onde, affacciatomi alla finestra, vidi allo splendor della luna una quantità di gente, che domandava d'entrare. La porta s'aperse, ed ecco in un momento, nella camera dov'io era, i miei buoni amici di quella città, che alla novella del mio arrivo vennero tutti a vedermi. 

(...)

Accadendo di parlare di Bonaparte, mio padre narrommi una storiella, che veramente m'intenerì e che m'obbliga a venerare sovranamente la memoria di quel grand'uomo. Non molto tempo prima del mio arrivo a Ceneda, l'armata francese ottenuta avea una vittoria solenne sull'armata tedesca, non so se alle sponde del Tagliamento o a quelle della Piave. Bonaparte, generale di quella divisione, era venuto a Ceneda, ove, non essendovi trabacche, aveva ordinato che i suoi soldati e uffiziali avessero alloggiamenti nelle case de' cittadini. La vista di quella gioventù francese, gaia per carattere nazionale e piena di foco per la ottenuta vittoria, affascinò al primo apparire le donne di quella città. Appena il mio vecchio padre udì l'ordine di Bonaparte, chiuse le porte della sua casa e misesi ad una finestra per aspettare ch'ei passi. Questa casa è situata nel centro della gran piazza, e contigua del tutto al caffé da' cittadini più frequentato. Non passarono che pochi momenti, e Bonaparte vi capitò cogli uffiziali suoi, e s'assise al caffé menzionato per prendervi dei rinfreschi. Mio padre, senza perder tempo, colse un momento opportuno e domandò dalla finestra la permission di parlare.–Chi è il generale dei francesi? –diss'egli allora.–Io–gridò Bonaparte.–Mio generale, il vecchio ch'ora ti parla è padre di sette onorate figliuole, che da molti anni in qua hanno perduta la madre. Due sole son maritate, l'altre stanno meco. I loro fratelli più attempati non sono ora con esse per custodirle, e io, che son il loro padre, son obbligato d'uscir di casa per procurar loro il pane. Chiedo rispettosamente che l'ordine tuo di ricettar nelle case nostre i tuoi bravi guerrieri non si estenda fino a me. Chiedo che questi miei bianchi capelli, l'innocenza di queste fanciulle e l'onor de' figliuoli miei siano protetti da te. Se tanto mi vuoi concedere, pregherò Dio a' piedi di questo crocefisso–e trasse dal seno, così dicendo, l' imagine d'un crocefisso ch'ognor portava–per la prosperità tua e per quella delle tue armi: se non condiscendi a' miei voti, io non aprirò le porte della mia casa, ma, al primo segnale che i tuoi soldati o ministri daranno d'aprirle, ho un bariletto di polvere in casa, e giuro a questo medesimo crocefisso di salvare con questa la pudicizia delle mie figlie. L'enfasi con cui disse queste parole, il coraggio di quel buon vecchio e l'applauso fattogli dagli astanti piacque oltre modo a Bonaparte, e gli accordò graziosamente quel che chiedea. La casa del padre mio fu la sola in Ceneda e ne' paesi vicini che non fosse prostituita in que' tempi da' vittoriosi francesi. 



Verso l'America

Il mio passaggio da Londra a Filadelfia fu lungo, disastroso e pieno di fastidi e d'affanno. Non durò meno d'ottantasei giorni, nell'intero corso de' quali tutti quegli agi mi mancarono, che l'età mia, lo stato del mio spirito e un tremendo viaggio di mare parevano esigere per renderlo sopportabile, se non grato. Io avea udito dire che per andar in America bastava che io pagassi una certa summa al capitano del vascello su cui imbarcavami, e che esso poi mi somministrerebbe quello che occorrevami; ma tutto ciò andava bene per quelli che incontransi in capitani onesti, cortesi e ben educati, che studiano tutto per render dolce il passaggio a' viaggiatori. Io caddi nell'ugne di un mariuolo di Nantucket, che, avvezzo d'ir alla pesca delle balene, trattava i suoi passeggieri come i marinari più vili, cui appunto trattava come que' mostri de' mari. Non aveva egli con sé se non provvisioni grossolanissime, e di quelle eziandio era dispensatore molto economico. Il primo mio fallo fu il pagargli quarantaquattro ghinee prima di metter piede sulla sua nave, senza contratti, senza scritture, senza informazioni, altro non esigendo da lui che d'esser a Filadelfia condotto, e nudrito. All'ora del pranzo cominciai a presentire qual dovesse esser il mio destino…





Visse a Filadelfia, a Sunbury e a New York. Negli Stati Uniti diede lezioni di italiano ma svolse anche altre attività: aprì una drogheria, poi una libreria fornita di libri italiani. Nel 1833 New York ebbe il suo primo teatro d’opera. Le memorie vennero scritte durante gli anni di permanenza negli Stati Uniti. A New York si spense il 7 agosto del 1838.



Sebbene io vedessi con giubilo aumentarsi ogni giorno di più in più, tanto in New-York che nelle altre città dell'Unione, la coltura delle lettere italiane, credeva nulladimeno che un mezzo ancora vi potess'essere da renderle e più diffuse e più in pregio; ma per dire la verità, io non ardiva sperarlo. Or qual fu l'allegrezza mia, quando assai persone m'assicurarono che il lodato Garzia  (…) veniva da Londra in America, e appunto a New-York, per istabilirvi l'opera musicale italiana, ch'era il desideratum del mio sommo zelo? (…) Non è possibile imaginare l'entusiasmo che nella colta parte della nazione produsse la nostra musica (…). Il barbiere di Siviglia dell'universalmente ammirato e lodato Rossini fu il dramma felice che piantò la prima radice del grand'arbore musicale a New-York. 







2 commenti:

  1. Grazie per questo bel "trittico". Conoscevo la storia di Da Ponte solo in parte e soprattutto per quello che riguarda i suoi rapporti con Mozart. Mi hai aiutato a colmare delle lacune e te ne sono grato. Sono contento di aver scoperto questo tuo Blog.

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  2. Grazie, Sandro! Sei molto gentile!
    Ho letto con curiosità e piacere le memorie di Da Ponte. Sono animate da un tono leggero, ironico, tono che si ritrova nei libretti scritti per Mozart. In questo momento sto pensando a Leporello e a " Madamina il catalogo è questo.." :)

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