domenica 2 settembre 2018

I gatti di Milano

Ci sono meno gatti. Spaventati dalle strade di notte non si avventurano, vestiti di nero, ad attraversare la strada per terrorizzare macchine solitarie. Tre certosini che abitano nel ridotto del Tumbùn-de-San-Marc temono gli agguati e l'accalappiagatti ben sapendo che la loro razza, prediletta da fotomodelle e pubblicitari, è ormai rara.
I milanesi come in ogni Milano del mondo si dividono in chi ama i gatti e in chi non li può soffrire.
Io sono neutrale come l’ispettore Derrick, senza indulgere a «micino, micio, micino» e senza spaventarmi per due sgraffi su una tempia. Non condivido il vecchio detto lombardo «guardàss dai gatt saràa dent in d'ona stanza» perché anche il gatto rimasto chiuso in casa, in un castello o dietro un balcone di gerani non vede l’ora di rifare amore e amicizie, di avere qualcuno con cui parlare. A chi dice «miao, mau» se non all’uomo? Ai suoi simili canta e civetta di gioia o dolore ma il «miao» lo serba per la casa e la famiglia in cui vive.


Ho uno zio di Rozzano che ha due gatti: una soriana riscattata da una sezione socialista dell’Arco della Pace e Cipria, figlia di frontalieri sardi imparentati con Veronica Lake. La gatta socialista è una pentita di gran lusso, incerta se scegliere bocconcini « tris-menu» o pasti bilanciati e arricchiti già pronti per « il consumo a temperatura ambiente». Cipria è una lince bianco-nera-arancio che agguanta le spalle a tradimento ma non smentisce il detto «vèss lèst come un gatt de marmo» per la sua rotonda pigrizia, l’indolente predilezione per divani, angoli teneri e sculture d’autore che lo zio tiene in giardino, simili ai preziosi graniti informali delle piazze milanesi. Rozzano è la pista per Pavia, città dai gatti cauti, incerti se salutare o tirare diritto, se acquistare fegatini alla Esselunga o cuccarli a un cane schizzinoso. Ma i due gatti di mio zio hanno imparato dal Cherubini che «insegnà ai gatt a röbà el lard» è un modo di dire superato dal neoriflusso. Oggi i gatti si allacciano il tovagliolo intorno al collo e battendo le posate sul tavolino dicono soffiando: « E' già l’una e mezza!». Poi ben grassi e nutriti corrono a prendere a pugni moschini e farfalle. Il loro grande amico è il piccione ma ogni volta che lo invitano a giocare lui storce la testa e trova una scusa. Perdere un piccione non è grave ma perdere un gattino sì. Se vi capita fate un annuncio sul giornale, la città è piena di amorevoli signore che vi daranno un consiglio. Chiamatelo quando è notte fonda, dicono, e i rumori spenti. Sentirete allora il miagolio lontano del micio sperduto e riuscirete a salvarlo. C'è anche la possibilità che il gatto scomparso sia al bar.

Giovanni Gandini, "Neutrale sui gatti" da "Caffè Milano", Edizioni Scheiwiller / All'insegna del pesce d'oro, 1987 ; pag. 25-26
(Giovanni Gandini, libraio milanese, è stato l'ideatore ed editore del mensile "Linus")

(il disegno è di Louis Wain; la cartolina postale qui è sopra è una Rotograph del 1915)



2 commenti:

  1. Non sapevo che Gandini fosse l'ideatore di Linus, ma quel mensile lo conosco bene (ha accompagnato la mia gioventù). Quasi 30 anni son passati dal suo racconto sui gatti. Meglio non dirgli che oggi alcuni di loro non mangiano fegatini dell'Esselunga ma addirittura solo costosissime crocchette "Urinary", per evitare fatali complicazioni renali. Ma, cosa non si farebbe per questi nostri amici? (almeno nel mio caso, si fa, si fa, eccome!)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Gandini ha diretto Linus fino alla cessione della testata alla Rizzoli, più o meno dal 1965 al 1972-74 (non ricordo la data giusta). Sono stato solo due o tre volte nella sua libreria, in via Verdi (di fianco alla Scala, lato opposto alla biglietteria), ho comperato un magnifico Little Nemo che ancora conservo con cura (formato enorme, a colori), sua moglie voleva farmi pagare il cappello ("il cappello però è mio" le ho detto alla cassa, e lei ha risposto in perfetto stile Linus). Poi Gandini ha continuato a scrivere e fare disegnini buffi, su Linus, su Repubblica, qui e là.
      Un mio conoscente sospetta che nei croccantini mettano qualcosa, non dico droga ma magari l'erba gatta: cosa ci troveranno di speciale, per snobbare la pelle del pollo allo spiedo?

      Elimina