Il cavallo di Brunilde si chiama Grane (cfr. Richard Wagner, Il crepuscolo degli dèi). Nomen Omen? Noi speriamo di no...
martedì 1 settembre 2026
venerdì 24 luglio 2026
Ditteri
S'appallottola la luna
ed io a lei mi sdraio dietro
C'è chi tenta la fortuna
io ci provo col piretro
Quest'insetto fastidioso
che s'appoggia e che mi ronza
che sfarfalla e manovella,
se ne vada alla malonza !
Ciac l'ho preso che sfortuna
s'è disfatto in men che meno
ripulisco come posso
il mio sangue via dal muro
Ahi presagio a me funesto
è il mio sangue di sicuro !
Ma di certo la sfortuna
la zanzara se l'è presa;
io sto bene e mi riposo
al chiarore della luna.
Giuliano Bovo
giovedì 2 luglio 2026
Segreta bellezza
All’improvviso il treno si fermò in aperta campagna, che però non era del tutto deserta: c’era la casa di un casellante, da cui uscì un custode che si diresse verso la locomotiva; lo sentìi parlare con il macchinista, poi tutto tornò silenzioso. Perché il silenzio che segue la fermata di un treno in un luogo deserto è sempre così sconvolgente? In quel silenzio c’è più del silenzio, c’è una specie di attesa, un incantesimo triste e delizioso al tempo stesso.
Un uccello cantò. Davanti a me c’era la casa bianca del casellante, circondata da un giardinetto. Si aprirono le imposte di una finestra bordata di gerani rossi; apparve una donna bionda, giovanissima, splendida. E quella donna che apre le imposte nella calma fresca e rosa del mattino, radioso come la sua bellezza, i gerani rossi, quel bosco su cui cadevano i primi raggi del sole, quel silenzio magico, tutta quella bellezza che tra qualche istante si sarebbe risolta nel passato, tutto questo è ancora in me. Basta che chiuda gli occhi e rivedo i colori, le cose, “sento” il silenzio, attraversato soltanto di tanto in tanto da un ritornello di uccelli. Percepisco tutto ciò così com’era in un istante preciso di secoli fa, e benché tutta questa armonia si sia dissolta, rimane viva come allora.
Banine, I miei giorni nel Caucaso
Ed. Neri Pozza
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| Carrozza in prima classe del Centoporte. Foto Courtesy FS TTI. |
sabato 2 maggio 2026
Facce
Siamo in una città per le cui strade si incontrano sempre le stesse persone; le facce portano su di sé un peso d'abitudine che si comunica anche a chi come me, pur senza essere mai stato qui prima, capisce che queste sono le solite facce, lineamenti che lo specchio del bar ha visto inspessirsi o afflosciarsi, espressioni che sera per sera si sono gualcite o gonfiate. Questa donna forse è stata la bellezza della città; ancora adesso per me che la vedo per la prima volta può dirsi una donna attraente; ma se immagino di guardarla con gli occhi degli altri avventori del bar ecco che su di lei si deposita una specie di stanchezza, forse solo l'ombra della loro stanchezza (o della mia stanchezza, o della tua). Loro la conoscono da quand'era ragazza, ne sanno vita e miracoli, qualcuno di loro magari ci avrà avuto una storia, acqua passata, dimenticata, insomma c'è un velo d'altre immagini che si deposita sulla sua immagine e la rende sfocata, un peso di ricordi che m'impediscono di vederla come una persona vista per la prima volta, ricordi altrui che restano sospesi come il fumo sotto le lampade.
da " Se una notte
d'inverno un viaggiatore " di Italo Calvino
martedì 24 marzo 2026
Your blue room
| dipinto di Paul Klee |
- Stanotte , - dissi, - ho fatto una scoperta affascinante.
- Una bella scoperta, spero.
- Ho scoperto di avere una passione in comune con John.
- Sul serio?
- Sembra proprio che tutti e due amiamo il colore blu.
(...)
-Beh, il blue è un bel colore. Molto tranquillo, molto sereno. Si situa bene nella mente. A me piace a tal punto che quando lavoro devo fare uno sforzo cosciente per non infilarlo in tutte le copertine.
- Ma è vero che i colori trasmettono emozioni?
- Certamente.
- E qualità morali?
- In che senso?
- Il giallo la vigliaccheria. Il bianco la purezza. Il nero il male. Il verde l'innocenza.
- Verde è l'invidia.
- Sì, anche quella. Ma il blu, cosa rappresenta?
- Non so. La speranza, forse.
- E la tristezza. Come quando si dice I am feeling blue. Opppure avere i blues.
- Non dimenticare true blue. L'assoluta lealtà.
lunedì 23 febbraio 2026
Il mistero di Trieste
| foto di Daniel Diesenreither |
" Forse il mistero di Trieste, penso mentre porgo la valigia all'autista, sta tutto in questa luce abbagliante, che mette a nudo le cose, enfatizza gli spigoli, sottolinea i contrasti, lasciandoti inerme come un fuggitivo nel cono di una torcia che lo punta. Una luce troppo potente, che schiaccia le ombre, rendendo tutto evidente e indecifrabile nello stesso tempo. "
Mariolina Venezia, Ritorni
lunedì 9 febbraio 2026
L'uomo che pianse
Giuliano, coautore di questo blog fino al novembre 2020, ha curato altri blog; tra questi, L'opera al cinema, in cui proponeva scritti indirizzati a illustrare film che contenessero riferimenti al teatro d'opera. Ho scelto un suo post di alcuni anni fa dedicato a un film forse dimenticato, The man who cried , di Sally Potter. Lo riporto di seguito :)

The man who cried (L'uomo che pianse, 2000) Scritto e diretto da Sally Potter. Fotografia: Sacha Vierny. Musica: Georges Bizet, Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, Henry Purcell, musica tradizionale zigana. Musiche originali di Osvaldo Golijov. Con Christina Ricci, Johnny Depp, Cate Blanchett, Harry Dean Stanton, John Turturro, Claudia Lander-Duke, Katia e Marielle Labèque Durata 100 minuti
Siamo a Parigi: Johnny Depp è un fascinoso zingaro sul cavallo bianco, bello e silenzioso; Cate Blanchett è un’intraprendente ballerina russa, Christina Ricci è una ragazza adottata che cerca il padre in America, Harry Dean Stanton è un impresario teatrale, John Turturro è un tenore italiano, la storia è bella e romantica, ci sono alcune fra le scene di teatro fra le più belle mai viste al cinema, - eppure questo film non se lo ricorda nessuno. Come mai?
“L’uomo che pianse” è un film recente ma la storia è di quelle di una volta, quando non c’erano i pubblicitari a dettare i tempi; ed è bello vedere all’opera una mano decisamente femminile, quella di Sally Potter: che scrive e dirige il film, e dimostra di avere mano sicura. Racconta di una fuga dalla Russia, dei nazisti e dei pogrom, di una foto miracolosamente conservata tra le mani di una bambina, di un papà emigrato in America che cantava una melodia bellissima.
mercoledì 4 febbraio 2026
Bridal ballad
so perché sia stato scelto questo testo per "Il mercante di Venezia", ma alla fine del film questa musica rimane nella memoria - anche per la bella interpretazione della cantante Hayley Westenra. "
da giulianocinema ( qui )
lunedì 26 gennaio 2026
Cartoline
1.
Ho perso la mia strada a Donoratico;
perdo del tutto anche il mio senso pratico,
vedo là il mare, penso a Cesenatico.
Ma in tutto questo non c'è nulla di drammatico:
ho solo acceso l'idiota automatico.
2.
Cercando rime tra le brume a Radicondoli
cercando versi e ritmi e non trovandoli
cercando invano ritrovare Radicondoli
per la diritta via che era smarrita
nel mezzo del cammin di nostra vita...
3.
Indeciso fra Maldive e Maldiventre
fra la Sardegna e il mare tropicale
fra la barriera corallina e il caldo mare
che dalla Corsica fin qua mi chiama,
io m'abbandono alla bonaccia reticente.

4.
Inerpicato per le vie di Andorra,l'asino arranca ed io non è che corra.
Il sole tutto quanto intorno indora,
io la mia meta non la vedo ancora,
lungo è il percorso e non v'è chi mi soccorra.
5.
Nella mia stanza di Bogotà
misuro il tempo che se ne va,
e con il metro la profondità
che mi separa dall'eternità:
lo spazio tempo, la lunghezza e vastità.
6.
Di bachi e di bruchi
di Nô e di Kabuki
io qui a Nagasaki
di api e di fuchi
di mele e di cachi
di enigmi e di voci
di cani mordaci
e tigri feroci
di donne senz'ombra
di amori passati
di vecchi valori
di vesti veloci
di sari e di sete
che sento frusciare -
ma è un'ombra, un tramonto,
io qui a Nagasaki...
7.
And I
remember that lady in Jesi,
quietly
walking, stepping so lazy,
dancing so
slowly, so simply, so lightly,
driving me
crazy,
lady of
Jesi...
Le rime riportare sono di Giuliano Bovo
Le immagini sono di David Merveille
martedì 6 gennaio 2026
La canzone del domani
"... Ritiratasi nella sua camera, chiamò la nutrice e le disse : - Mi ha preso il tarlo del domani e non riesco più a vivere come gli uomini semplici. Dimmi, dunque, nutrice, come posso avere potere sul tempo?
La nutrice, udite queste parole, si lamentò come il vento che porta la neve. E disse: - Che disgrazia, un tarlo è entrato nel tuo midollo e non c'è rimedio che guarisca il pensiero! Ma dato che vuoi il potere e benché il pensiero sia più freddo dell' inverno, esso ti accompagnerà fino alla fine della tua vita.
La principessa si sedette nella sua stanza della casa di pietra e pensò al pensiero.
Sedette lì nove anni e l'acqua batteva sulla terrazza e i gabbiani gridavano attorno alle torri ed il vento muggiva nei camini della casa. Per nove anni non uscì e non vide i cieli aperti, né gustò l'aria. Non ascoltò parola da nessuno e non guardò né a destra né a sinistra, ma pensò solo al pensiero del domani.
La nutrice le dava da mangiare in silenzio.
La principessa prendeva il cibo con la mano sinistra e mangiava senza grazia alcuna o piacere."
da La canzone del domani di R.L.Stevenson in "Favola crudele" ed. Fiabesca
L'immagine del barcone è di Felice Casorati



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