sabato 12 ottobre 2019

Giaguari e alberi



(Herman Rountree, 1932)
Il Paranà è pieno di isole che vanno soggette a un ciclo costante di distruzione e di rinnovamento. A memoria del capitano, ne erano scomparse parecchie grandi e altre se ne erano formate, coperte di vegetazione. Esse sono composte di sabbia fangosa, senza nemmeno il più piccolo ciottolo, ed erano alte allora circa un metro e venti sul livello del fiume. Durante le inondazioni periodiche peraltro vengono completamente sommerse. Tutte hanno un carattere comune: numerosi salici e alcuni altri alberi sono legati fra di loro da una grande varietà di piante rampicanti, in modo da formare una densa giungla; e queste macchie offrono un riparo ai capibara e ai giaguari. Il timore di quest’ultimo animale toglie completamente qualsiasi piacere di passeggiare attraverso i boschi. Quella sera non avevo fatto cento metri che trovai segni indubbi della presenza della tigre e fui costretto a tornarmene indietro. Su ogni isola vi erano tracce e come nell’escursione precedente «el rastro de los Indios» era stato il soggetto della conversazione, in questa lo fu «el rastro del tigre».
 
Le rive boscose dei grandi fiumi sembrano essere il luogo di soggiorno preferito dai giaguari, ma mi fu detto che a Sud della Plata essi frequentano i canneti che bordano i laghi; ma ovunque siano sembrano aver necessità dell'acqua. La loro vittima usuale é il capibara, tanto che si dice generalmente che dove i capibara sono numerosi vi è poco pericolo da parte del giaguaro. Il Falconer asserisce che sul versante meridionale dell’estuario della Plata vi sono molti giaguari e che essi si nutrono soprattutto di pesci e anch’io ho avuto più volte questa informazione. Sul Paranà essi hanno ucciso parecchi boscaioli e sono persino saliti sulle navi durante la notte. Vi è un uomo, che vive ora a Bajada, che salendo in coperta quando era buio, fu afferrato alle spalle; riuscì tuttavia a salvarsi perdendo l'uso di un braccio. Quando le inondazioni scacciano dalle isole questi animali, essi diventano molto più pericolosi. Mi fu raccontato che pochi anni fa un grande giaguaro entrò nella chiesa di Santa Fè; i due sacerdoti, entrando uno dopo l'altro, furono uccisi e un terzo che veniva per vedere di che cosa si trattasse, riuscì a fuggire con difficoltà. La bestia fu uccisa a fucilate da un angolo del fabbricato, che non aveva tetto. Nel caso d’inondazioni essi compiono anche grandi stragi fra il bestiame e i cavalli e si dice che uccidano la vittima spezzandole il collo. Se sono scacciati da una carcassa raramente vi ritornano. I gauchos dicono che quando il giaguaro gira di notte è molto tormentato dalle volpi che lo seguono guaendo. Ciò coincide stranamente con l’usanza, generalmente riscontrata, degli sciacalli che accompagnano in simile modo regolare la tigre delle Indie orientali. Il giaguaro é un animale rumoroso, che ruggisce molto di notte, specialmente prima del cattivo tempo.

Un giorno, mentre cacciavo sulle rive dell'Uruguay, mi furono mostrati certi alberi sotto i quali questi animali vanno regolarmente allo scopo, come mi fu detto, di affilare i loro artigli ai tronchi.
Vidi tre notissimi alberi; anteriormente la corteccia era diventata liscia come se fosse stata sfregata dal petto dell’animale e da entrambi i lati vi erano profonde scalfitture, o meglio solchi, che si estendevano in direzione obliqua ed erano lunghi circa un metro. Queste scalfitture erano di diverse età. Un mezzo abituale per assicurarsi se vi sia un giaguaro nelle vicinanze è quello di esaminare questi alberi. Immagino che questa abitudine del giaguaro sia esattamente simile a quella che si può osservare ogni giorno nel gatto comune quando con le zampe tese e le unghie aperte graffia le gambe di una seggiola. Ho sentito inoltre parlare di un giovane albero da frutto in un frutteto in Inghilterra, che era stato molto danneggiato in modo analogo. Un’abitudine quasi simile deve essere comune al puma, perché sul terreno nudo e duro della Patagonia ho visto frequentemence dei solchi così profondi che non potevano essere stati fatti da nessun altro animale. Credo che lo scopo di questa pratica sia quello di eliminate i punti scheggiati dei loro artigli e non, come credono i gauchos, di affilarli. Il giaguaro viene ucciso senza molta difficolta con l’aiuto di cani, che abbbaiando lo spingono su un albero, dove viene spacciato a fucilate.
 
(Charles Darwin, Viaggio di un naturalista intorno al mondo, pag.171 ed.Giunti 2002, traduzione Mario Magistretti)

Nessun commento:

Posta un commento