lunedì 26 gennaio 2026

Cartoline

 1.

Ho perso la mia strada a Donoratico;

perdo del tutto anche il mio senso pratico,

vedo là il mare, penso a Cesenatico.

Ma in tutto questo non c'è nulla di drammatico:

ho solo acceso l'idiota automatico.






2.

Cercando rime tra le brume a Radicondoli

cercando versi e ritmi e non trovandoli

cercando invano ritrovare Radicondoli

per la diritta via che era smarrita

nel mezzo del cammin di nostra vita...






3.

Indeciso fra Maldive e Maldiventre

fra la Sardegna e il mare tropicale

fra la barriera corallina e il caldo mare

che dalla Corsica fin qua mi chiama,

io m'abbandono alla bonaccia reticente.



                                          



4.

Inerpicato per le vie di Andorra,

l'asino arranca ed io non è che corra.

Il sole tutto quanto intorno indora,

io la mia meta non la vedo ancora,

lungo è il percorso e non v'è chi mi soccorra.





5.

Nella mia stanza di Bogotà

misuro il tempo che se ne va,

e con il metro la profondità

che mi separa dall'eternità:

lo spazio tempo, la lunghezza e vastità.




6.

Di bachi e di bruchi

di Nô e di Kabuki

io qui a Nagasaki

di api e di fuchi

di mele e di cachi

di enigmi e di voci

di cani mordaci

e tigri feroci

di donne senz'ombra

di amori passati

di vecchi valori

di vesti veloci

di sari e di sete

che sento frusciare -

ma è un'ombra, un tramonto,

io qui a Nagasaki...



7.

And I remember that lady in Jesi,

quietly walking, stepping so lazy,

dancing so slowly, so simply, so lightly,

driving me crazy,

lady of Jesi...






Le rime riportare sono di Giuliano Bovo

Le immagini sono di David Merveille








martedì 6 gennaio 2026

La canzone del domani






 "... Ritiratasi nella sua camera, chiamò la nutrice e le disse : - Mi ha preso il tarlo del domani e non riesco più a vivere come gli uomini semplici. Dimmi, dunque, nutrice, come posso avere potere sul tempo?

La nutrice, udite queste parole, si lamentò come il vento che porta la neve. E disse: - Che disgrazia, un tarlo è entrato nel tuo midollo e non c'è rimedio che guarisca il pensiero! Ma dato che vuoi il potere e benché il pensiero sia più freddo dell' inverno, esso ti accompagnerà fino alla fine della tua vita.

La principessa si sedette nella sua stanza della casa di pietra e pensò al pensiero.

Sedette lì nove anni e l'acqua batteva sulla terrazza e i gabbiani gridavano attorno alle torri ed il vento muggiva nei camini della casa. Per nove anni non uscì e non vide i cieli aperti, né gustò l'aria. Non ascoltò parola da nessuno e non guardò né a destra né a sinistra, ma pensò solo al pensiero del domani.

La nutrice le dava da mangiare in silenzio.

La principessa prendeva il cibo con la mano sinistra e mangiava senza grazia alcuna o piacere."


da  La canzone del domani di R.L.Stevenson   in "Favola crudele" ed. Fiabesca

L'immagine del barcone è di Felice Casorati