venerdì 20 marzo 2020

Mamma Gatta ( I )


1.
In principio era la Gatta, mi verrebbe da dire; ma non è così, qui intorno fin da quand'ero bambino ci sono sempre stati gatti (liberi o di proprietà) e me ne ricordo ancora tanti, dal gattino che mi aveva graffiato perché cercavo di fargli il bagno (considerate che ero molto piccolo, un ricordo lontano) e io non capivo perché non avesse voluto giocare a quel gioco così divertente, passando per la gattina che si metteva sotto le finestre e diceva miao ogni volta che vedeva noi bambini affacciati (sapeva che qualcosa sarebbe arrivato, e mia mamma ci aveva insegnato a buttare bocconi piccoli, così non si sporca in giro). L'apparizione della Gatta segue però un evento cupo e abbastanza recente, una specie di tabula rasa: qualcuno aveva messo dei bocconi al veleno, e ci fu una strage di gatti che noi vecchi del posto ancora ricordiamo; ne fece le spese anche il cagnolino dei miei vicini di casa, poco più grande di un gatto o forse delle stesse dimensioni. Raccolti o fatti raccogliere i miseri resti (ne trovavamo in tutti i giardini, davvero una cosa brutta), della vecchia guardia rimase solo una gattina minuscola, miserina e con la coda di topo, che aveva preso in simpatia mia mamma. La gattina, sopravvissuta miracolosamente al veleno, non aveva più denti e non aveva più voce; mia mamma le tagliava apposta dei pezzettini di carne delle dimensioni giuste da poter ingoiare, e visse ancora per qualche anno (fece poi una fine tragica, anche questa di matrice oscura). E' a questo punto, sette o otto anni fa, che entra in scena la Gatta: una Gatta magnifica, non tanto per il pelo (bianca con chiazze nere) ma per l'aspetto fiero e per le movenze eleganti. Una Tigre, insomma. Mia mamma la mandava via, spruzzandole addosso un po' d'acqua, perché portava via il cibo alla povera gattina Codaditopo; ma poi Codaditopo sparì definitivamente, e qui comincia una nuova storia.


(segue)

2 commenti:

  1. Mi sono tornate in mente scene simili alla mia infanzia. Nel quartiere dove abitavo a Genova c'erano anche lì molti gatti di proprietà di qualcuno e altri che gironzolavano liberi e vagabondi. Non ho mai avuto problemi, mi piace la loro compagnia, e negli anni ho avutop rapporti con donne che avevano gatti in casa.

    Sempre nel quartiere dove abitavo c'erano una gatta, comne dici anche tu, dalle movenze eleganti simile a quella della foto e la chiamavano "La Duchessa" che gironzolava sempre con un gatto rosso che evitava sempre tutti. Quando vedeva arrivare qualcuno si faceva fare una carezza ma alla seconda volta ti guardava e miagolava come dire: "E dai! Ancora?". Infatti lo avevano chiamato Milord...perché teneva le distanze con gli altri.
    Un salutone e alla prossima

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    1. quando si comincia a parlare di gatti non si finisce più... queste saranno tre puntate, che condensano una decina d'anni.

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