venerdì 6 luglio 2018

Il vento della mia mente


Lo so bene che c'è scritto "wind", ma io ogni volta che ci penso mi trovo a dire: "mind". Probabilmente è anche quello che pensava William Blake mentre lo stava scrivendo, ma se ha scritto "vento" è al vento che bisogna pensare, e non alla nostra mente.




I fear'd the fury of my wind
would blight all blossoms fair and true,
and my sun it shin'd and shin'd,
and my wind it never blew.
But a blossom fair or true
was not found on any tree,
for all blossoms grew and grew
fruitless false, tho' fair to see.
 


Temevo che la furia del mio vento
rovinasse tutti i germogli belli e veri
e il mio sole è brillato è brillato
e il mio vento non ha mai soffiato.
Ma un germoglio bello o vero
non fu trovato su nessun albero,
perchè tutti i germogli crebbero e crebbero
senza frutti, falsi, anche se belli da vedere.

William Blake, da "Rossetti manuscript" in "Poesie", ed. Newton Compton 1991, traduzione Giacomo Conserva




(nella foto, Brooklyn 1954; più sopra un ritratto di William Blake
 

6 commenti:

  1. Elena Grammann8 luglio 2018 23:36

    Enigmatico-esoterico (e anche un po' autocontraddittorio), come sempre. Sembra che biasimi la bellezza senza verità o "sostanza", e al tempo stesso la lodi...

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  2. Sì, Blake è così, affascinante e spesso incomprensibile - come i sogni del resto. Conosci "Dead man" di Jim Jarmusch?
    io lo leggerei come mia autobiografia, se non fosse che l'ha scritta un altro (fruitless false, tho' fair to see)

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  3. Elena Grammann9 luglio 2018 23:45

    No, non lo conosco, ma ho visto che ce l'hanno in biblioteca e mi affretterò a prenderlo per "leggere" la tua autobiografia.

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    1. dopo averlo visto, se vuoi, puoi confrontarlo con quello che ne avevo scritto su giulianocinema. Non so se sia un film riuscito, ma è comunque qualcosa che incuriosisce e fa pensare.

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  4. Elena Grammann14 luglio 2018 11:51

    Ho visto il film e letto i tuoi post, che aprono prospettive alle quali non avevo pensato. Le mie esperienze oniriche sono molto diverse, quindi in questo senso non mi ci sono ritrovata. Però l'ho apprezzato (che già, visto il genere, non era scontato), è fatto da Dio, tanto di cappello; mi disturba un po' il mix di serio e grottesco - da un lato alleggerisce, ma dall'altro ci si chiede: ?. Mi sembra, per quel poco di esperienza che ho della filmografia d'autore, molto legato agli anni Novanta, correggimi se sbaglio. Ogni tanto perdevo di vista il fatto che stavo guardando la tua autobiografia, poi cercavo di recuperare. Però tu non mi sembri inadatto al mondo come il William Blake del film. Il carattere comune, mi pare, è la mitezza. Erediterete la terra (io no). Buon fine settimana e grazie del consiglio.

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  5. Il richiamo a me stesso è nel "bello da vedere ma senza frutti", o magari con frutti falsi. Fin da bambino mi dicevano che promettevo molto, poi non ho prodotto niente - ma qui mi fermo, altrimenti cado nel "leso William Blake" (io non so nemmeno disegnare...)
    Il film di Jarmusch è onirico, lento, magnifico. Nei sogni ci sono spesso dettagli umoristici, anche sarcasmi; nella vita non parliamone, di scherzi ne capitano tanti e anche di personaggi improbabili che magari ti lasciano delle ferite (come i tre tizi del bivacco)

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