Siamo in una città per le cui strade si incontrano sempre le stesse persone; le facce portano su di sé un peso d'abitudine che si comunica anche a chi come me, pur senza essere mai stato qui prima, capisce che queste sono le solite facce, lineamenti che lo specchio del bar ha visto inspessirsi o afflosciarsi, espressioni che sera per sera si sono gualcite o gonfiate. Questa donna forse è stata la bellezza della città; ancora adesso per me che la vedo per la prima volta può dirsi una donna attraente; ma se immagino di guardarla con gli occhi degli altri avventori del bar ecco che su di lei si deposita una specie di stanchezza, forse solo l'ombra della loro stanchezza (o della mia stanchezza, o della tua). Loro la conoscono da quand'era ragazza, ne sanno vita e miracoli, qualcuno di loro magari ci avrà avuto una storia, acqua passata, dimenticata, insomma c'è un velo d'altre immagini che si deposita sulla sua immagine e la rende sfocata, un peso di ricordi che m'impediscono di vederla come una persona vista per la prima volta, ricordi altrui che restano sospesi come il fumo sotto le lampade.
da " Se una notte
d'inverno un viaggiatore " di Italo Calvino

Era ora che mi decidessi a farti, dopo tanto tempo, un caro saluto. Forse mi ha indotto il Calvino qui da te pubblicato. Un Calvino che, con il tempo, sento sempre più mio conterraneo. Sarebbe un lungo discorso, ma negli anni mi sono alquanto perso in tante altre avventure sul web, che, tra l'altro, ormai mi sono lasciato alle spalle. Tant'è! Concludo, invece, con i miei complimenti per la tua colta ed appassionata tenacia.
RispondiEliminaCaro Adriano, che piacere ritrovarti! Pubblico ormai molto di rado ma il blog mi ha regalato tanti amici e tante emozioni, forse per questo non riesco a staccarmene! Un affettuoso saluto e a risentirci! :-)
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