domenica 19 febbraio 2017

Le farfalle di Gozzano ( VIII )

8. Acherontia atropos
Le farfalle sono innocue, tutte. Diurne e notturne, grandi e piccole, tarme e falene, grigie o colorate, tutte innocue; al massimo, una farfalla può provocare un po’ di solletico. Quando si parla di specie nocive ci si riferisce alle coltivazioni, ed è del bruco che si parla, non certo della farfalla adulta. Alcuni bruchi, come le larve della processionaria, possono avere peli urticanti; ma se noi non li tocchiamo non ci succede niente. Nessuna farfalla morde, nessuna farfalla punge, i bruchi mangiano soltanto foglie, steli, legno.
Fatta questa premessa, sicuramente noiosa ma purtroppo indispensabile, continuo ad esaminare le farfalle descritte da un celebre scrittore: prima di Vladimir Nabokov, infatti, c’è stato Guido Gozzano (1883-1916, torinese), un autore che rientra anche nei nostri programmi scolastici. Tra quelle descritte da Gozzano, questa si chiama Acherontia Atropos: una delle più famose in assoluto per via del disegno che porta ben visibile sul dorso, e che somiglia a un teschio: anch’essa del tutto innocua, ovviamente. Come dicevo qui sopra, non esistono farfalle che mordano o pungano. 


I disegni che troviamo in natura sono spesso molto curiosi, basti pensare c’è un tipo di uva bianca che ha spesso disegni curiosi sugli acini: qualche anno fa ne ho trovato con una croce perfetta (era il giorno in cui si festeggia padre Pio, per chi fosse interessato conservo la foto), il mese scorso su un acino di quella stessa varietà era disegnata una A maiuscola perfetta, in stampatello. Tagliando una melanzana, la notizia era sui quotidiani qualche tempo fa, alcuni fedeli mussulmani hanno letto il nome di Allah tra le righe interne dell'ortaggio: significa qualcosa? Sono forse dei messaggi? Sono dei messaggi anche i disegni del manto dei leopardi? (Jorge Luis Borges ha scritto un magnifico racconto, su questo soggetto). E i vari colori e disegni dei gatti, o delle galline? Hanno un significato anch'essi?

 Lasciando perdere discorsi e suggestioni (tra l’altro, un disegno simile appare anche su altre farfalle più piccole), la cosiddetta “testa di morto” è un lepidottero che fa parte degli sfingidi: il nome “sfinge” fu assegnato a queste farfalle dal naturalista Réamur, nel ‘700, e si riferisce agli atteggiamenti difensivi dei bruchi di queste farfalle, che se vengono disturbati assumono pose un po’ inquietanti e molto simili a quelle che vediamo nei geroglifici egizi. Quasi tutti gli sfingidi sono farfalle notturne, tranne una di cui mi occuperò nell'ultimo di questi post dedicati a Gozzano.
L’Acherontia Atropos è una delle nostre farfalle più grosse: il primato italiano va alla Saturnia pyri, ma solo per l’apertura alare (fino a 17 cm, mentre l’atropo si ferma a 12-13); se si prende in considerazione il corpo invece delle ali, il discorso cambia, l'atropo ha un peso e una consistenza notevoli. Queste sfingi sono davvero imponenti e non stupisce che creino qualche spavento, non solo a noi umani ma perfino ai pipistrelli. Sapendo però che sono del tutte innocue, si possono avvicinare senza problemi.

Rispetto alle altre farfalle, l’atropo ha almeno tre caratteristiche molto particolari: 1) si nutre di frutta e zuccheri, con preferenza per il miele 2) ha una voce, emessa attraverso l’apparato boccale e ben udibile 3) il bruco mangia foglie di diverse piante, con preferenza per le solanacee, pomodori e patate, melanzane, eccetera. Di solito, i bruchi delle farfalle mangiano le foglie di una sola pianta, l'atropo ha invece una dieta più variata.
Un’altra curiosità è che sono farfalle migranti, si spostano anche per tratti molto lunghi e sono state trovate anche sulle navi, in mare aperto.
Purtroppo io non ho mai incontrato un’Acherontia Atropos, o quanto meno non me ne sono mai accorto; fino a qualche anno fa trovavo invece spesso vicino a casa altre sfingidi quasi identiche, ma  completamente grigie e senza disegni "strani": la Sfinge del pino (Hyloicus pinastri) , la Sfinge del ligustro (Sphynx ligustri), la Sfinge del convolvolo (Herse convolvuli), che si mimetizzano benissimo anche sui muri di cemento e sui pali della luce.
Guido Gozzano dedica all’atropo una poesia molto lunga, 116 versi, che ne è una descrizione molto accurata e che riporta anche le superstizioni legate all’aspetto di questa farfalla e che sono arrivate perfino nel nome scientifico: Acheronte è il fiume infernale e Atropo è una delle tre Parche, quella che recide il filo.
In particolare, è interessante e molto ben fatta la descrizione della farfalla che si introduce negli alveari. L’atropo riesce a rendersi quasi invisibile alle api, sia per mezzo di odori che depistano le api, sia per mezzo della sua voce, che le tiene lontane. Non sempre il trucco funziona, e quando l’invasore viene scoperto le api uccidono la farfalla e poi, non potendola portare fuori, la ricoprono di cera e di propoli. Quando gli apicoltori fanno pulizia negli alveari, trovano spesso questi “piccoli sarcofagi”; se le Acherontia Atropos sono numerose, possono diventare un problema per la produzione del miele.
Della poesia di Gozzano riporto solo la seconda metà; la poesia completa si trova a pag.279 dell’edizione BUR (tascabile) a cura di Giorgio Bàrberi Squarotti. Oltre che per la lunghezza, il mio taglio è dovuto ad alcuni dettagli poco piacevoli: Gozzano fa degli esperimenti su queste farfalle e li descrive, siamo dalle parti della vivisezione.
Bisogna a questo punto far notare un’altra cosa: Gozzano muore nel 1916, la luce elettrica era ancora una rarità. Anche la “Sfinge testa di morto” rientra nel numero delle numerose specie di insetti che entrano nelle case attratti dalla luce: che nel 1916 erano fiamme vive, candele, lampade a petrolio.
(...) L'apicultore sa che questo lagno
imita il lagno dell'ape regina
quando è furente contro le rivali
e concede alla sfinge d'aggirarsi
pei favi, saziandosi di miele.
L'operaie non pungono l'intrusa,
si dispongono in cerchio al suo passaggio,
con l'ali chine e con l'addome alzato,
l'atteggiamento mite e riverente
detto « la rosa » dall'apicultore.
E la nemica dell'apicultore
col triste canto incanta l'alveare.
All'alba solo, quando l'Acherontia
intorpidita e sazia tace e dorme,
l'operaie decretano la morte.
Depone ognuna sopra l'assopita
un granello di propoli, il cemento
resinoso che tolgono alle gemme.
E la nemica è rivestita in breve
d'una guaina e non ha piú risveglio.
L'apicultore trova ad ogni autunno,
tra i favi, questi grandi mausolei.
(...)Bimbo, ricordo, per le mie raccolte,
sempre immolai con trepidanza questa
cupa farfalla, quasi nel terrore
di suscitare con la fosca vittima
l'ira d'una potenza tenebrosa.
E anche perché l'Atropo mi parla
di cose rare, dell'antiche ville.
(...) L'Acherontia frequenta le campagne,
i giardini degli uomini, le ville;
di giorno giace contro i muri e i tronchi,
o nei corridoi piú cupi, nei solai
piú desolati, sotto le grondaie,
dorme con l'ali ripiegate a tetto.
E n'esce a sera. Nelle sere illuni
fredde stellate di settembre, quando
il crepuscolo già cede alla notte
e le farfalle della luce sono
scomparse, l'Acherontia lamentosa
si libra solitaria nelle tenebre (...)
La villa è immersa nella notte. Solo
spiccano le finestre della sala
da pranzo dove la famiglia cena.
L'Acherontia s'appressa esita spia
numera i commensali ad uno ad uno,
sibila un nome, cozza contro i vetri
tre quattro volte come nocca ossuta.
La giovinetta piú pallida s'alza
con un sussulto, come ad un richiamo.
«Chi c'è? » Socchiude la finestra, esplora
il giardino invisibile, protende
il capo d'oro nella notte illune.
«Chi c'è? Chi c'è? » « Non c'è nessuno. Mamma! »
Richiude i vetri, con un primo brivido,
risiede a mensa, tra le sue sorelle.
Ma già s'ode il garrito dei fanciulli ,
giubilanti per l'ospite improvvisa,
per l'ospite guizzata non veduta.
Intorno al lume turbina ronzando
la cupa messaggiera funeraria.
(Guido Gozzano, 1914, per il giornale “La Grande Illustrazione”)
Messaggera funeraria, ma per se stessa...Triste la sorte delle farfalle notturne.
(le immagini vengono da “Enciclopedia illustrata delle farfalle”, di V.J. Stanek, ed. Accademia, e da altre fonti) (una di queste foto è mia)
(continua)

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