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mercoledì 13 gennaio 2021

- Si fa una gran fatica a sbocciare, - mi disse ridendo il fiore

                                                                                 



- Si fa una gran fatica a sbocciare, -

mi disse ridendo il fiore;

e fa fatica il seme a germogliare,

è una fatica che costa dolore.

Il rischio poi è di farti calpestare,

o di finire sottoterra a marcire,

invece di fiorire sulle aiuole.

E' un rischio che si corre ed è da fare,

ma io voglio ritornarmene a dormire.

Nel fiero sonno io voglio sognare,                                                           

voglio sognare che posso anch'io fiorire,

voglio fiorire e poi rinascere e morire,

e che i miei frutti sian dolci da mangiare.     


da "Stagioni" di Giuliano Bovo    


                                                                


      


illustrazione di Grandville )







mercoledì 6 novembre 2019

Orchidea


Da S. Remo il grossista Garibaldi rifornisce di fiori Felice detto «orchidea». Felice questa sera aveva i baffi, il cappellino da partigiano finlandese. «Scrivi orchidea perché tutti sanno che offrivo le orchidee, mai mi sono presentato a una festa senza orchidee. Hai scritto orchidea? fai vedere se l’hai scritto... ». Gran ballerino, cliente dell’Apollo Dancing voce bassa, gentiluomo lombardo (mai sentito parlare dei Brioschi di Ascanio Sforza, famiglia di lavandé quando il bucato profumava di campagna?) il Felice intercala il suo parlare con «guarda». Guarda, se ho la gastofobia è perché sono rimasto chiuso in ascensore e l’ultima volta che sono stato per monti e al rifugio Brioschi che si chiama come me, sopra S. Pellegrino.
 Ho sempre lavorato intorno ai fiori per esempio la Clatea, l’orchidea vera che metti in quelle scatole trasparenti che vedi al cinema quando Bogart le regala alla sua donna del « ganster» e lei toglie il nastro e dice «oh, che meravigliosa orchidea!». Ecco, quella lì è una Clatea! Pero mi interessano il Cinvicium cioè l’orchidea a grappoli e il Deudronium delle isole del Brasile, che è uno stelo con tutti i fiori violacci. Nella mia vita una bella scopa d`assi e poi dopo vado a ballare, ma lasciami almeno i miei fiori! Vieni in Corso Garibaldi dal Piccin Elio che è il re dei bonsai perché i giapponesi sono più bravi degli olandesi, come dire gli spaghetti inventati dai cinesi. Dei bonsai ci si innamora: il «Kiro-Kiro» del Giappone ne ha uno di almeno 700 anni e dicono che il suo nonno dei nonni l’ha preso piccino dove c'è il vulcano. Ah, beh, se parliamo di rose è diverso, guarda, a me le rose mi piacciono però ti dico, guarda, che la Gloria di Roma non c'è più e neanche la Mayland. Rimane la Regina Rossa come la mamma cattiva di Biancaneve che però ha la testa grossa e lo stelo non la tiene più. D’accordo, dopo se vuoi ci metti dei fili di ferro ma non è come quando sta su da sola. Dopu me piàsen i «Spaider», una specie di margherite a spicchi, e gli Indianapolis con i pon-pon. Il Delfinum el me pias perché ha la pannocchia e l'Agerpantis sembra un bastone verde con un fiore bianco azzurro (ciuffo di fiori a stellette). No, il Fior di Loto no! è quello che per farlo aprire in negozio devi tirar giù i petali che così la gente controlla se ci sono tutti. Neanche la Bocca-di-leone con quella spiga rossiccia che dopo due giorni cade. Guarda, ti dico io cosa devi prendere per far contento a chi gliela regali. Sai cosa? Una bella Pianta-del-fumo larga più di un metro e vien giù con le foglie a forma di lingue che assorbono gli odori, ti dico io, credici se fumi. Il Felice è un mio amico romantico di piante tropicali e di fiori recisi, ed è bravissimo. L’ho visto allestire un terrazzo in una sola mattinata fumando come un dannato e «guarda, alla svelta perché poi, ore sei, c'è il liscio all'Apollo! ».
(Giovanni Gandini, da "Caffè Milano", Edizioni Scheiwiller / All'insegna del pesce d'oro, 1987, pag.124)

(Giovanni Gandini, libraio ed editore milanese, fondatore della Milano Libri, ideatore e direttore del mensile Linus)
 

giovedì 13 giugno 2019

Garofano, violetta, rosa, salice


In inglese il garofano si chiama pink, oppure carnation: due nomi strani per noi, perché pink significa rosa (il colore rosa) e carnation ci rimanda alla carnagione. Guardo i miei garofani e non ci trovo attinenza, ma forse chi è di madre lingua inglese non ci fa nemmeno caso. Le violette e le rose sono facilmente riconoscibili, familiari; ma nella canzone che sto ascoltando tutto assume un significato diverso. E' una canzone antica, catalogata come "traditional", cioè senza un vero autore ma cresciuta e conservata nei secoli dalla tradizione orale e da appassionati musicisti. E' una canzone molto bella, che tratta un tema molto presente nel corso dei secoli: la giovane donna tradita e abbandonata da un uomo, ma ancora innamorata. Ci sono molti simboli e alcuni doppi sensi, alcuni facili da decifrare e altri no; la voce è quella di Jacqui Mc Shee, voce sola senza accompagnamento, da "Cruel sister" dei Pentangle (qui)

WHEN I WAS IN MY PRIME 
(traditional, in "Cruel sister" dei Pentangle)
When was in my prime
I flourished like a vine
There came along a false young man
Come stole the heart of mine
Come stole the heart of mine
The gardener standing by
Three offers he gave to me
The pink, the violet and red rose  
Which I refused all three
Which I refused all three
The pink's no flower at all
For it fades away too soon
And the violet is too pale a hue 
I think I'll wait 'til june
I think I'll wait 'til june
In june the red rose blooms
That's not the flower for me
For then I'll pluck the red rose off
And plant a willow tree
And plant a willow tree
And the willow tree shall weep
And the willow tree shall whine 
Oh, I wish I was in the young man's arms
That stole the heart of mine
That stole the heart of mine
If I'm spared for one year more
And God should grant me grace
I'll weep a bowl of crystal tears
To wash his deceitful face
To wash his deceitful face



 
La traduzione qui sotto è mia: non è un gran che, anche perché tradurre non è semplice. Per esempio, in inglese il garofano è monosillabo: "pink", mentre in italiano ha quattro sillabe. E poi "pink" significa anche rosa, nel senso del colore rosa, e in italiano si farebbe una gran confusione. E come si fa a tradurre "prime" in italiano? Alla lettera, sarebbe "nel fiore degli anni", un'espressione un po' goffa in questo ambito. (Ho fatto meglio che potevo, questa mia versione serve solo per non andare a prendere il dizionario)
Quando ero nella mia primavera, fiorivo come la vite; allora venne un giovane falso, venne a rubare il mio cuore  (il mio tempo, in altre versioni). Il giardiniere che stava lì mi fece tre offerte: il garofano, la violetta e la rosa rossa; io le rifiutai tutte e tre. Il garofano non è nemmeno un fiore, perché sfiorisce troppo presto; e la violetta è una tinta troppo pallida. Penso che aspetterò fino a giugno: in giugno la rosa rossa fiorisce, ma non è il fiore per me; allora coglierò (strapperò) la rosa rossa, e pianterò un salice. E il salice piangerà, il salice si lamenterà, io vorrei essere nelle braccia di quel giovane che vinse il mio cuore. Se sarò risparmiata per un anno, e se Dio mi darà la grazia, piangerò una coppa di lacrime di cristallo per lavare il suo viso ingannevole.



(le foto di rose e garofani , così come le violette fra coste e prezzemolo, sono mie, dal mio balcone)

venerdì 15 marzo 2019

Le api e i fiori


(illustrazione trovata on line senza indicazioni d'autore)

"...la fecondazione dei fiori avviene per mezzo degli stami e dei pistilli, sui quali le api e i calabroni commettono atti impuri permessi, anzi meritori e quasi sacri."

(Luigi Meneghello, Pomo pero, capitolo 5)



Dopo aver purtroppo fatto notare che anche Meneghello confonde i bombi con i calabroni (ma, d'altra parte, usando una lingua "bassa", per di più da bambino, questa confusione ci può stare e forse è voluta), la mia domanda è su quelle persone furbe che ridacchiano e si danno di gomito quando si parla delle api e dei fiori riguardo all'educazione sessuale. Mi sono sempre chiesto: ma queste persone furbe che la sanno lunga, come spiegherebbero il sesso e la maternità a un bambino o a una bambina? Ci penso un attimo, e concludo che preferisco non saperlo; ma un po' di inquietudine a questo riguardo mi rimane dentro, e anche un brivido di freddo. Continuo a pensare che l'esempio delle api e dei fiori, soprattutto per bambini molto piccoli, sia il modo migliore per introdurre l'argomento; purtroppo, per i furbi di cui sopra osservare la Natura è considerato cosa da scemi o da bambini. I furbi di cui sopra (purtroppo abbondano, ce ne sono tanti anche tra i funzionari tv) pensano che i documentari sugli animali e sulla Natura siano una noia, buoni per un riempitivo tra una partita e un talk show. Eppure, la fecondazione dei fiori è uno degli spettacoli più grandi e misteriosi a cui possiamo assistere: se vedete un'ape su un fiore, non correte a prendere l'insetticida, guardate e lasciate correre. La Natura sa sempre quel che fa, noi furbi purtroppo no.






mercoledì 13 febbraio 2019

Fiori recisi


Si aspettava i fiori, da me, per l'onomastico; ma a casa mia l'onomastico era sempre stato qualcosa di molto leggero, quasi inconsistente. Del genere: "è il tuo onomastico, auguri"; si risponde "grazie" e tutto finisce lì. Qualcosa avevo sospettato sul lavoro, quando i meridionali dicevano a noi lombardi "sei tirchio, è il tuo onomastico e non paghi nemmeno il caffè"; ma io pensavo che fosse uno scherzo tra compagni di lavoro. Invece, no: la mia quasi signora (nel senso che io l'avrei sposata, lei non so - oggi qualche dubbio ce l'ho), milanesissima ma con i nonni materni siciliani, era molto legata all'onomastico e io non lo sapevo ancora. Insomma, avevo toccato con mano un confine culturale: a Nord dell'onomastico non sappiamo bene cosa fare, a Sud (da dove comincia questo confine invisibile?) invece ci tengono molto. Si aspettava da me dei fiori, per la precisione delle rose a gambo lungo; il giorno dopo era San Valentino e su quello ero preparato, invece andò così, con una crisetta poi superata ma che era in realtà una delle prime crepe visibili in modo manifesto. Per San Valentino mi ero poi presentato con le rose a gambo lungo, che costano una fortuna - soprattutto a febbraio perché chissà da dove vengono (anche dal Kenya, se non ricordo male), ma a me i fiori recisi non sono mai piaciuti. D'estate, sì, si raccolgono fiori in giardino e si mettono in vaso (anche perché poi sfioriscono presto, rose e tulipani), oppure si va nei prati e si raccoglie quel che c'è (i ranuncoli sono bellissimi), ma l'idea di spendere tutti quei soldi mi turbava prima e mi turba ancora di più oggi. Però i fiori recisi a molte donne piacciono, si continua a regalare fiori anche rari e costosi, c'è tutto un linguaggio dietro che io continuo a ignorare. Che fare, che dire: avevo altre qualità ma non questa. Da allora sono rientrato nei ranghi, facevo ed ho fatto altri regali (anche molto costosi) ma i fiori, mai più fiori a meno che non siano per i vasi sul balcone o per il giardino. Non recisi, almeno finché posso decidere io.


(Henri Fantin-Latour, 1883)

domenica 15 luglio 2018

Licene e gerani

Le licene (lycaenidae) sono proprio belle. Molto piccole e molto belle, coloratissime e con disegni e nuances inimmaginabili; e tutte molto diverse l'una dall'altra. Sono così tante e così diverse che gli entomologi dilettanti le amano e le cercano ovunque, in tutte le parti del mondo; uno di loro, il più famoso, è stato Vladimir Nabokov che ebbe anche l'onore di veder assegnato il suo nome a una specie da lui scoperta ( qui ). Una volta era facilissimo trovarle, erano dappertutto; oggi sono scomparsi i prati (cementati e asfaltati, o trasformati in superstrade e cavalcavia) e buttano diserbanti dappertutto. Perciò ero contento di trovarle sul balcone, le guardavo danzare e posarsi sui fiori. Poi un giorno, di primavera, al momento di comperare i fiori nuovi, ecco che mia mamma dice che non sceglierà più i gerani (pelargonium) perché "c'è sempre dentro il vermetto". Guardo i gerani sui banchi dei fioristi, al mercato, e mi sembrano belli, sani. Impossibile che vendano i gerani "col vermetto dentro", quindi ci deve essere una spiegazione. E la spiegazione (ci metto un po' a trovarla, bisogna trovare il libro giusto e prima di internet non era facile) è proprio davanti ai miei occhi: le licene.