giovedì 30 settembre 2021

Il primo flauto magico di Daniel Barenboim





 fotogramma di Il flauto magico di Giulio Gianini ed Emanuele Luzzati





Avevo nove anni quando, nel 1952, vidi per la prima volta Salisburgo. Era in assoluto la prima volta che lasciavo Buenos Aires, la prima volta che mettevo piede in Europa e la prima volta che veniva in contatto con lo straordinario ambiente musicale del Festival. Essendo l'era del jet ancora di là da venire, raggiungere l’Europa fu un’impresa. Il nostro viaggio durò tre giorni: prima in aereo - un vecchio turboelica, naturalmente-, poi in treno: quando finalmente arrivammo a Salisburgo ero sfinito. Eppure, passando davanti al Festspielhaus - l'odierno Haus für Mozart- mi colpì la locandina che annunciava la rappresentazione de Il flauto magico. Chiesi ai miei genitori di cosa si trattasse e mi spiegarono che era un’opera di Mozart. Naturalmente i biglietti erano esauriti, ma mia madre - donna di grande intraprendenza e di rara audacia - mi incitò a darmi da fare per trovare il modo di intrufolarmi nel Festspielhaus promettendo di aspettarmi, insieme a mio padre, vicino a caffè Tomaselli. Per un ragazzino qual ero, in effetti, non fu difficile sgattaiolare inosservato dentro il teatro. Trovai un palco tutto per me e mi ci sistemai come un piccolo principe. I WienerHair Philharmoniker accordarono i loro strumenti, il direttore d’orchestra salì sul podio, e io mi addormentai di botto in quell' accogliente penombra. Dopo un po’ mi svegliai e non sapendo più dov'ero e dov’erano i miei genitori, mi misi a piangere in preda allo sconforto. Accorse una maschera che mi accompagnò subito fuori e così ebbe termine la mia piccola avventura. Trent’anni dopo, quando diressi il mio primo Flauto magico a Parigi mi tornò in mente Salisburgo e fantasticai che in un palco vuoto ci fosse, anche in quell'occasione, un bambino che dormiva, anzi russava. 

In Daniel Barenboim, La musica è un tutto, ed.Feltrinelli

Qui un post di Giuliano sul film Il flauto magico di Giulio Gianini ed Emanuele Luzzati



mercoledì 29 settembre 2021

...



un clic qui








venerdì 17 settembre 2021

Acquazzone

 

Poco prima del crepuscolo di quello stesso pomeriggio, quando Gauna si preparava a uscire, cadde un acquazzone. Il ragazzo rimase sotto la porta finché cessò la pioggia e allora vide come gli abituali colori del suo quartiere, il verde degli alberi, chiaro nell'eucalipto che tremava in fondo al terreno vuoto e più scuro nei paraìsos del marciapiede, il bianco delle case, l'ocra della merceria all'angolo, il rosso dei cartelloni che annunciavano ancora la fallita asta dei lotti di terreno, l'azzurro del vetro dell'insegna dirimpetto, acquistavano una incontenibile e coniugata intensità, come se fossero stati raggiunti, dalla profondità della terra, da un'esaltazione panica. Gauna, abitualmente poco osservatore, notò il fatto e si disse che doveva raccontarlo a Clara. E' curioso fino a che punto una donna amata può educarci, per un certo tempo.


Adolfo Bioy Casares, Il sogno degli eroi, Bompiani
 

(fonte)