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| (Annie Oakley, 1901, Milano) |
Il giovane e candido Amédée de Saint-Gapour, vista che ebbe la giovane donna, se ne innamorò perdutamente e giurò seduta stante a se stesso d’ottenerne i supremi favori. La dama altri non era che la legittima consorte d’un capitano delle dogane di un piccolo porto della Normandia che le più elementari convenienze mi vietano di designare a tutte lettere. Gioì non poco, la bella capitana, nel vedere il povero Saint-Gapour così infiammato, e poiché le distrazioni in provincia sono alquanto rare, ella si ripromise di trarne un certo svago, almeno per una parte dell’estate.
- Mio povero amico, diceva, voi mi amate, voglio crederlo, ma io che posso farci?
- Diamine! farfugliava Saint-Gapour, lo sapete benissimo.
- Credo, in effetti, d’indovinare che cosa vi aspettiate da me. E se mio marito ci sorprendesse?
- Faremo in modo che non ci sorprenda.
- Faremo in modo, faremo in modo... Sempre la solita storia: si fa in modo, e poi si vien pizzicati lo stesso. Ma lo sapete, se ci cogliesse sul fatto, con che cosa mio marito ci trapasserebbe il corpo?
