sabato 30 dicembre 2017

Sirene irlandesi


La Sirena o, come si dice in irlandese, la Moruadh o Murrùghach (da muir, mare e oigh, ragazza) è una presenza non infrequente sulle coste più selvagge. Ai pescatori non piace vederla perché preannuncia sempre burrasca imminente. Le Sirene maschio (se si può usare una tale espressione - non ho mai sentito il maschile di Sirena) hanno denti verdi, capelli verdi, occhietti porcini e naso rosso, ma le loro donne sono bellissime, con coda di pesce e piccoli piedi palmati simili a quelli delle anatre. A volte - e non si può biasimarle - esse preferiscono ai loro amanti marini degli aitanti pescatori. Si dice che il secolo scorso, vicino a Bantry, fosse vissuta una donna tutta coperta di squame come un pesce e che fosse il frutto di una unione di tal tipo. Certe volte escono dal mare e vagano per la spiaggia sotto forma di piccole mucche senza corna. Quando assumono il loro vero aspetto, portano un cappello rosso chiamato cohullen druith, di solito coperto di piume; se viene loro rubato, non possono tornare ad immergersi tra le onde.
Il rosso è, in ogni paese, il colore della magia, ed e sempre stato così da tempo immemorabile. I cappelli delle fate e dei maghi sono sempre rossi.
(William Butler Yeats, Fiabe irlandesi, pag.61 ed.Einaudi 1981 trad. Maria Giovanna Andreolli e Melita Cataldi)


Yeats mette nella sua raccolta tre racconti di sirene: nel primo, "Le gabbie d'anime", una sirena maschio tiene prigioniere sott'acqua le anime dei marinai annegati. Il protagonista, Jack Dogherty, diventa suo amico e insieme fanno gran bevute (alcoolici, ovviamente); Jack ne approfitta per liberare, un po' alle volte, le anime. La sirena maschio è così descritta:« capelli verdi, lunghi denti verdi, naso rosso e occhietti porcini. Aveva la coda di pesce, le gambe ricoperte di squame e le braccia corte come pinne. Non portava vestiti ma teneva sotto il braccio il cappello a tre punte». Ed è appunto "prendendo a prestito" il cappello a tre punte che Jack riuscirà a immergersi da solo, per liberare le anime. Le anime sono tenute prigioniere dentro delle bottiglie, quindi Jack Dogherty è in qualche modo parente dell'Astolfo sulla Luna. Tutto questo (la favola è narrata in tono comico) Jack lo deve fare di nascosto dalla moglie; e le anime sono invisibili, così che Jack non ha la soddisfazione di vederle volare via. L'amicizia fra Jack e Coo (così si chiama l'essere marino) durerà comunque per molti anni.
La seconda storia, "Il funerale di Flory Cantillon", racconta invece del matrimonio fra un uomo e una sirena, e della loro discendenza: quando uno della loro famiglia moriva, racconta la leggenda, veniva seppellito sotto il mare; ed in certi giorni particolari era possibile vedere sott'acqua la cappella del loro cimitero.
La terza storia, "La signora di Gollerus" narra del matrimonio fra un uomo e una sirena. La moglie sarà brava e avranno dei figli, ma a un certo punto lei scomparirà e non se ne avrà più notizia, lasciando al marito la cura dei figli. La sirena è così descritta:« una creatura giovane e bella che si pettinava i capelli d'un colore verde mare». Il protagonista (si chiama Dick) le ruba il berretto magico, così lei non può più immergersi e comincia a piangere. Allora Dick le si avvicina e la prende per mano:« non c'era nulla di sgradevole in quella mano, soltanto fra le dita aveva una piccola membrana, come quella che si vede nei piedi delle anitre, ma era sottile e bianca come la pelle fra l'uovo e il guscio.»

                                                                                     (l' immagine viene da "Kladderadatsch", 1943)

giovedì 28 dicembre 2017

Le gatte di Rossini e i gatti di Ravel


Le gatte di Rossini sono famose, e anche un po' famigerate; la musica è certamente di Rossini (il duetto dalla Semiramide, il Tancredi sempre di Rossini) ma non si sa se il "Duetto buffo dei gatti" l'abbia davvero scritto lui o se sia opera di qualche altro buontempone. Sta di fatto che esiste, e molte cantanti ci si sono divertite in concerto. L'esecuzione di riferimento è probabilmente questa, con Elisabeth Schwarzkopf e Victoria de los Angeles, per il concerto d'addio del grande pianista Gerald Moore. E' un peccato che non esista il video, perché il pubblico sembra divertirsi molto.
Per chi fosse curioso e non conoscesse Rossini, qui c'è una delle versioni originali "piratate": il duetto fra Semiramide e Arsace.


I gatti di Ravel, maschio e femmina, sono invece in "L'enfant et les sortilèges" ( qui  e qui per l'ascolto), una piccola opera in un atto su testo di Colette che vede un bambino messo in castigo nella sua stanza, e in quella stanza d'improvviso gli oggetti prendono vita, e anche i gatti hanno la loro parte.

martedì 26 dicembre 2017

Arvo Pärt

Arvo inizia a suonare avendo a disposizione un numero limitato di note:  il pianoforte su cui si esercita da bambino ha la parte centrale della tastiera difettosa. La mancanza è profetica: anticipa lo stile personalissimo che il musicista maturerà a partire dalla metà degli  anni Settanta, quando ridurrà all’essenziale gli elementi di cui disporre nelle composizioni . Il nome di Pärt è oggi associato ai lunghi intervalli di silenzio che preparano chi ascolta ad accogliere il suono nel suo nitore, nel suo valore puro.
Ad esercitare una forte influenza sul musicista è la monodia, la polifonia primitiva: “Ho scoperto che è sufficiente una singola nota, suonata con grazia ."

Lunghi intervalli di silenzio anche nella sua attività di compositore. Pärt sottolinea che per scrivere deve prepararsi per un lungo tempo. L’attesa può protrarsi per anni, seguiti però da un tempo di composizione molto breve e assai prolifico.
Una curiosità: a casa Pärt non devono mai mancare patate. Arvo trova ispirazione pelandole in silenzio. 

L’opera che segna una svolta nel percorso di Pärt  è Für Alina. Si tratta di una composizione di pochi minuti, che, ascoltata, lascia invece l’impressione di una durata infinita. E’ con Für Alina che prende forma il tintinnabuli ( o tintinnabulation ), la modalità compositiva tipica di di Pärt.

domenica 24 dicembre 2017

Natale


Nei Vangeli non c'è molto riguardo alla nascita di Gesù, l'unico che ne parla facendo una lunga descrizione è Luca, che indica i luoghi, il censimento, la mangiatoia, i pastori, gli Angeli. Gli altri dettagli che siamo abituati a conoscere (il bue, l'asinello, la neve...) vengono quasi tutti dagli apocrifi, o da tradizioni popolari.
Il presepe di san Francesco è datato 1223, l'affresco di Giotto ad Assisi è quasi contemporaneo: 1313 circa.



Questo è il Vangelo secondo Luca:


In quei giorni uscì un editto di Cesare Augusto che ordinava il censimento di tutto l'impero. Questo censimento fu anteriore a quello che ebbe luogo quando Quirinio era governatore della Siria. E tutti partivano per farsi iscrivere, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe salì dalla Galilea, dalla città di Nazaret in Giudea, alla città di David chiamata Betlemme - perché egli era della casa e della famiglia di David - per farsi iscrivere con Maria, sua fidanzata, che era incinta.
Mentre si trovavano là giunse per lei il tempo del parto, e partorì il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose a giacere in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. E c'erano là, in quella stessa contrada, dei pastori che stavano ai campi e facevano la guardia durante la notte al loro gregge. E un Angelo del Signore apparve ad essi e la Gloria del Signore li avvolse di luce, ed essi furono presi da gran timore. L'Angelo disse loro: « Non temete, perché io io vi annunzio una grande gioia, destinata a tutto il popolo: oggi vi è nato un Salvatore che è il Cristo Signore, nella città di David. E questo sia per voi il segnale: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia. »
E d'un subito si unì con l'Angelo una schiera numerosa dell'armata celeste, che lodava Dio e diceva: « Gloria a Dio nell'alto dei Cieli, e pace sulla terra agli uomini di buona volontà.»
E quando gli angeli furono partiti da loro, verso il cielo, i pastori presero a dire fra loro: « Andiamo dunque sino a Betlemme, e vediamo quel che è accaduto e che il Signore ci ha fatto conoscere.» E andarono in fretta e trovarono Maria e Giuseppe e il Bambino coricato nella mangiatoia. E poi che l'ebbero veduto fecero conoscere quanto era stato detto loro di quel Bambino. E tutti quelli che lo udirono si meravigliarono delle cose che erano state dette loro dai pastori; ma Maria riceveva in sè tutte queste cose e le meditava nel suo cuore. E i pastori se ne ritornarono glorificando e lodando Dio di tutto quello che avevano udito e veduto, così come era stato loro detto.
(Luca II, 1-20)

venerdì 22 dicembre 2017

del rumore e del troppo pieno


Quando - se non tutta, una buona parte dell' umanità - si sarà resa conto dell' importanza che il
silenzio e il vuoto presentano per la creazione e la fruizione artistica, forse molte incomprensioni
attuali cesseranno o si attenueranno.
Silenzio, ovviamente dentro all' opera musicale; vuoto spaziale dentro a quella visiva. E questo vale
non da oggi ma da sempre: pensiamo al vuoto «invisibile» di una gigantesca piramide; (…) al grande
vuoto d' una cattedrale barocca. E pensiamo al silenzio nelle pause di un preludio di Bach ( qui ) o di un
brano di Webern (qui ), per non parlare del silenzio nell' opera 4' 33" di John Cage, (qui ) (…) e ancora a
certi «silenzi» in alcuni lavori di Beckett e di Antonioni. (…).
Ecco, allora, (…) dovremo esercitarci a ritrovare - dentro e attorno a noi - quel silenzio (…) che ci
permetta (… ) di assaporare finalmente tutto ciò che rimaneva coperto dal «rumore» o dal «troppo
pieno» di una «inciviltà» come la nostra.

Gillo Dorfles  (13 luglio 2008) - Corriere della Sera




Vladimiro e Estragone

mercoledì 20 dicembre 2017

Un topo che si chiama Gerald


Il topo che si chiama Gerald arriva verso la fine della canzone: "sta diventando un po' vecchio ma è un buon topo", dice di lui Syd Barrett. Prima, prima di Gerald, ci sono tante cose, ed è come ascoltare la voce di Lewis Carroll o di Edward Lear; il nonsense e le nursery rhymes sono ben radicate nella poesia inglese e anche Syd Barrett era cresciuto in quel clima culturale. I ricordi di un bambino, ripensati da grande; oggetti e animali, i giocattoli e gli oggetti degli adulti, e una bambina con cui condividerli.

(Syd Barrett e Lindsay Korner, 1967)
I versi sono intraducibili, come sempre nelle filastrocche e nei nonsense; si comincia da una bicicletta (ho una bici, puoi farci un giro se ti piace: ha un cestino, un campanello che suona, te la darei volentieri ma l'ho presa in pegno) si continua con un mantello (cloak) che in inglese fa rima con scherzo (joke), e qui arriva Gerald: un topo (mouse) che non ha una casa (house) e che sta diventando un po' vecchio ma è pur sempre un buon topo. E gli omini di pan di zenzero (gingerbread men), che sono tanti, che sono dappertutto, uno qui, uno là, prendine un paio se li vuoi, sono lì sul piatto. Tutto questo ha un piccolo ritornello, "you're the kind of girl that fits in with my world", tu sei la ragazza che si adatta bene al mio mondo. L'elenco degli oggetti (topo compreso: che sia un pupazzo anche lui?) termina con una stanza piena di oggetti musicali, ognuno con il suo suono, molti sono a orologeria: se vuoi, andiamo di là e li facciamo funzionare. (Lo ammetto, a Syd Barrett sono sempre molto affezionato e i Pink Floyd senza di lui non è che mi interessino più di quel tanto).



lunedì 18 dicembre 2017

L'arte nella tempesta

Malevič, autoritratto

In questi giorni ho letto uno scritto di Todorov sull'arte e la condizione degli artisti negli anni successivi alla Rivoluzione d'Ottobre. Lo scrittore bulgaro mette in evidenza il rapporto difficile tra intellettuali e potere e la difficoltà di conciliare la rivoluzione politica con quella letteraria e artistica . Se all'inizio corrono parallele, visto l'analogo intento di sovvertire la tradizione, ben presto l'esigenza di rendere  scrittori e artisti strumenti dell'ideologia dominante  sottrae agli intellettuali la possibilità di esprimersi liberamente e addirittura di vivere, basti pensare a Pil'njack, a Babel', a  Mandel'štam, alla Cvetaeva e allo stesso Majakóvskij.
La seconda parte del saggio di Todorov è dedicata a illustrare l'esperienza di Malevič, il padre del Suprematismo, e di una concezione estetica che poco si conciliava con la funzione e l'idea di arte del regime comunista. Malevič, pur con infinite difficoltà, testardamente continuerà a rimanere fedele alla sua ricerca. Riporto un passo del saggio di Todorov che riguarda proprio la concezione estetica di Malevič e lascia intendere quale valore superiore l'artista attribuisse alla creazione e alla ricerca pittorica.

L'esigenza di praticare una pittura "pura", di eliminare progressivamente dall'arte ogni elemento che non le appartiene esclusivamente, caratterizza tutto l'inizio del Novecento. L'dea si basa inizialmente su una tradizione occidentale molto antica, secondo cui all'attività che non rimanda a nulla al di là di se stessa è legato un valore superiore (...). E' Platone che definisce il bene superiore con il fatto che basta a se stesso: " l'essere vivente in cui esso ( il bene ) è presente sino alla fine completamente e in ogni modo, non ha più bisogno di nient'altro, ma possiede la più perfetta sufficienza". (...) L'estetica romantica, l'arte per l'arte e i movimenti artistici di fine Ottocento, come il simbolismo, si richiameranno a loro volta alla separazione tra pratiche utilitarie e pratiche a finalità estetica.  Malevič ritrova la concezione platonica del bene, che adesso però è incarnato dall'arte. Scrive:" L'arte è immobile, perchè è perfetta. L'arte non ha scopo e non deve averne, perchè è assoluta. Al contrario, può essere lo scopo di tutto ciò che si muove, perchè si muove ciò che è imperfetto."
Malevič, Suprematismo, 1916
Tzetan Todorov, L'arte nella tempesta, ed. Garzanti
Traduzione di Emanuele Lana

Significativo quanto Todorov afferma, a chiusura del saggio,  a proposito della ricerca artistica e dei valori assoluti che esprime: 
Quanto pesa l'individuo isolato di fronte all'enorme macchina che lo schiaccia? Gli artisti sono maciullati, perseguitati, deportati, addirittura fucilati, e sono i carnefici a trionfare. (...) I detentori del potere sono capaci di annientare quelli che vogliono sottomettere, ma non hanno alcuna presa sui valori estetici, etici, spirituali, provenienti dalle opere prodotte da questi artisti ( o da altre fonti ). Senza queste opere l'umanità non potrebbe sopravvivere, né ora né oggi. E' qui il trionfo dei fragili eroi del nostro racconto
Tzetan Todorov, L'arte nella tempesta, ed. Garzanti
Traduzione di Emanuele Lana


sabato 16 dicembre 2017

Fungo


La scena si svolge in un bosco, ai giorni nostri. All’a1zarsi del sipario si vedono il fungo e il fiorellino, che è nato proprio accanto alla radice del fungo.
IL FIORELLINO (al fungo): Che bella cosa esser nato vicino a te. Così tu mi ripari dalla pioggia. Ma dimmi, sei un vero ombrello o fungi semplicemente da ombrello?
FUNGO: Fungo.
(Sipario)

(Achille Campanile, Tragedie in due battute, pag.49 edizione BUR 1989)


(Lipsia, 1918)

giovedì 14 dicembre 2017

L'attesa



"... L'importante è che due più due fa quattro, il resto sono tutte sciocchezze"
"Anche la natura è una sciocchezza?" fece Arkàdij, guardando pensieroso in lontananza i campi variopinti, illuminati soavemente e dolcemente dal sole ormai basso.
" Anche la natura è una sciocchezza nel senso in cui la intendi tu. La natura non è un tempio, ma un'officina in cui l'uomo è un operaio."
In quello stesso istante dalla casa volarono fino a loro le lente note di un violoncello. Qualcuno stava suonando con sentimento, anche se con mano inesperta, L'attesa di Schubert e nell'aria si diffondeva una dolce melodia.
" Cos'è?" fece stupito Bazarov.
"E' mio padre."
"Tuo padre suona il violoncello ?"
" Si."
dipinto di C. Lorraine

TurgenevPadri e figli




La sonata D960 ( "L'attesa" è il secondo movlmento- andante sostenuto- ) 
Il secondo movimento  ( video )
Il secondo movimento  ( video )  nella versione per violoncello

martedì 12 dicembre 2017

Vento del Nord


"Qual buon convento ti porta", diceva spesso un mio compagno di lavoro; e non ho mai capito se diceva per scherzo o se invece fosse davvero convinto che fossero le parole giuste. Sta di fatto che quel "convento" con tutti i suoi frati dentro mi era simpatico e mi è rimasto attaccato, con il risultato che devo stare attento ogni volta che mi viene in mente quella frase, altrimenti sembra che la sbaglio anch'io e non è vero. Un vento buono che ti porta, perché c'è anche un vento cattivo e in questi giorni anche noi ne sappiamo qualcosa.


Tiepolo, angelo della fama


Nell'elenco dei venti buoni metto anche "Les Boréades" di Rameau, le Boreadi sono le figlie del vento, il vento del Nord per la precisione. L'opera viene rappresentata raramente, oggi, ma la suite da concerto è spettacolare ed è sempre molto eseguita. Buon ascolto, e buon - buon vento, e anche buon convento, perché no.
PS: qui per la suite intera.


domenica 10 dicembre 2017

Il Gelo, in musica


Nel "King Arthur" di Henry Purcell (1659-1695) re Artù si vede poco o niente; il testo, di John Dryden, è invece ricchissimo di situazioni e personaggi non usuali, oltre che di musica bella e piacevole. Qui a prendere la parola è nientemeno che il Gelo, lo Spirito del Freddo, evocato e sconfitto dall'Amore (Cupid). "Quale potere hai tu, che dal di sotto, contro la mia volontà e con lentezza, mi hai fatto alzare dal mio letto di neve perenne?"
"Riesco appena a muovermi" dice il Gelo, e riconosce la vittoria del dio più antico di tutti.
In musica, Purcell imita il gelo e i brividi di freddo; i lenti movimenti del Genio del Freddo sono chiaramente riconoscibili anche senza leggere il testo - sempre che ci sia un bravo cantante, s'intende, e anche un bravo direttore d'orchestra (non è sempre così, purtroppo). L'esecuzione che preferisco è quella del Deller Consort, il basso è Nigel Beavan (o forse Maurice Beavan)
PS: se vi sembra di aver già ascoltato questa musica, anche non conoscendo Purcell, probabilmente vi siete imbattuti in Michael Nyman, che ha arrangiato questa scena (e altre) senza avvertire che l'autore era in realtà un'altra persona.

(Robert Doisneau, 1960, New York)


4- atto terzo scena seconda -
THE FROST SCENE
Prelude
Osmond strikes the ground with his wand, the scene changes to a prospect of winter in frozen countries. Cupid descends.

CUPID

What ho! thou genius of this isle, what ho!
Liest thou asleep beneath those hills of snow?
Stretch out thy lazy limbs. Awake, awake!
And winter from thy furry mantle shake.


Prelude
Genius arises.

COLD GENIUS

What power art thou, who from below
Hast made me rise unwillingly and slow
From beds of everlasting snow?
See'st thou not how stiff and wondrous old,
Far unfit to bear the bitter cold,
I can scarcely move or draw my breath?
Let me, let me freeze again to death.
(Grant Wood, 1938)


CUPID

Thou doting fool forbear, forbear!
What dost thou mean by freezing here?
At Love's appearing,
All the sky clearing,
The stormy winds their fury spare.
Winter subduing,
And Spring renewing,
My beams create a more glorious year.
Thou doting fool, forbear, forbear!
What dost thou mean by freezing here?


COLD GENIUS

Great Love, I know thee now:
Eldest of the gods art thou.
Heav'n and earth by thee were made.
Human nature is thy creature,
Ev'rywhere thou art obey'd.

venerdì 8 dicembre 2017

Il segreto di Miss Doolittle


La mia amica Nela San che ho conosciuto anni fa visitando il suo bel  blog,  Gialli e geografie, giorni fa mi ha gentilmente spedito un libro di Gianni Clerici; il titolo, "Zoo", le sembrava in linea con i contenuti del cavallo di Brunilde e in grado dunque di alimentare il quadrupede blog mio e di Giuliano.
Ho trovato i racconti di Clerici vivaci, divertenti e ho preso atto che a essere oggetto di ironia è più che altro il bestiario umano
Tra le figure protagoniste dei racconti c'è Miss Doolittle, presidentessa degli Amici degli Animali , " una presidentessa ideale" dice Clerici," tanto che giungeva a sacrificare il bridge per dedicarsi ai suoi doveri". Miss Doolittle , quando non si occupava di animali o non giocava a tennis - era presidentessa anche del Club tenniste appassionate -, sostava in un piccolo cimitero che aveva ricavato " da un francobollo di terra, chiuso tra la Club House, il muro del palleggio e una siepe di cipressi. Li, " si ergevano alcune lapidi di legno, dipinte di bianco, quotidianamente ornate di fiori freschissimi, che accarezzavano le targhette dei cari estinti. Spesso in ginocchio, visitata da qualche lacrima, Miss Doolittle recitava versi di Ossian, scorrendo con uno sguardo rapito da una lapide all'altra. Una ce n'era di un pappagallo, dipinto su una sorta d'icona a vivi colori: " Uso a baciare sul labbro la sua padrona". 
Una di una cagna: " Che allevò due orfanelli insieme a due gattini".
Una semplice croce in legno, con la scritta " My baby", si ergeva sopra un praticello ben curato.
E c'erano poi i canarini " Cantori migliori del coro di Covent Garden", e la piccolissima lapide di un grillo: " Domestico come un micino, schiacciato dalla racchetta di un crudele ball-boy."
Fuori dal recinto campeggiava un cartello: "Vietato entrare"."

Venne la guerra; Miss Doolittle allestì un ospedale per gli animali feriti durante i bombardamenti ma anche il piccolo ricovero venne colpito e distrutto e Miss Doolittle morì di dolore.Non le sopravvisse neanche il piccolo cimitero; l'area in cui sorgeva rientrò nei piani di un ampliamento del Club e  la " mascella d'acciaio" di un bulldozer azzannò le croci di legno, i sepolcri del pappagallo e del grillo e inaspettatamente  rivelò cosa si celasse sotto la scritta " My baby", portando alla luce, in un solo istante, il segreto di Miss Doolittle... 


mercoledì 6 dicembre 2017

Due oche di Ostenda


Due oche di Ostenda,
in guanti e mutande,
pedalano in tandem
all'ombra dei dolmen
e in meno di un amen
imboccano un tunnel.

(Toti Scialoja, versi del senso perso)
(disegno di Frances Beem, 1913)

lunedì 4 dicembre 2017

The lake

Antony Hegarty, ora noto come Anonhi, è un artista inglese residente negli States, anni fa  lead singer della band Antony and the Johnson.  Il brano che me l'ha fatto conoscere  è The lakeIl testo  della composizione è una rielaborazione di una poesia di Edgar Allan Poe. 

Il lago di Poe e di Antony, sebbene di notte generi inquietudine, se non vero e proprio orrore,  rimane un luogo caro, dove il pensiero e l'immaginazione possono riposare, leopardianamente annegare, e una vita tormentata  trovare uno stato di quiete...

sabato 2 dicembre 2017

I simboli degli Apostoli


Matteo comincia a scrivere come di un uomo, Marco inizia dalla profezia di Malachia e da Isaia: il leone. Luca dal sacerdozio di Zaccaria: il toro. Giovanni parte dal Verbo, quindi vola alto come un'aquila. 
Matteo dalla genealogia; il toro per il sacerdozio cioè i sacrifici a Dio; il leone è la voce che grida nel deserto. Viene da San Gerolamo, contra jovinarum. (20.5.1999)



In Babilonia, Ezechiele vide in una visione quattro animali o angeli, «e avevano ciascuno quattro facce, e quattro ali » e «quanto alla sembianza delle loro facce, tutti e quattro avevano una faccia d’uomo, e una faccia di leone, a destra; e parimente tutti e quattro avevano una faccia di bue, e una faccia d’aquila, a sinistra». Camminavano dove li portava lo spirito, «ciascuno diritto davanti alla sua faccia», o alle sue quattro facce, talvolta crescendo magicamente nelle quattro direzioni. Quattro ruote «alte spaventevolmente» seguivano gli angeli, ed erano gremite d’occhi tutt'intorno