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Il cavallo di Brunilde si chiama Grane (cfr. Richard Wagner, Il crepuscolo degli dèi). Nomen Omen? Noi speriamo di no...
sabato 12 gennaio 2019
Nord
giovedì 10 gennaio 2019
I polli non hanno ali

Davanti al papero di Copi, o al pollo, devo ammettere che continuo a rimanere perplesso; la stessa cosa mi capita con la Donna Seduta, il suo personaggio più famoso. Ma poi si ride, ci fa pensare, e spesso spunta anche la poesia. C'è la tragedia, ma in modo buffo. Copi portò in teatro le sue strisce, in primo luogo ovviamente "La Donna Seduta" (la interpretava lui stesso), e altri titoli come "I polli non hanno ali" o "Loretta Strong".
Copi era un argentino di Parigi, il suo
vero nome era Raul Damonte e ci ha lasciati nel 1987; il suo nome
letterario veniva dall'idea del copiare, la constatazione che nessuno
di noi è del tutto originale. Come spiegava lui stesso: « ... in
teatro, insomma, copiava i fumetti; nei fumetti copiava il teatro; e
in entrambi copiava la vita. Non per niente si firmava Copi: "Vuol
dire uno che copia e io sono un plagiario, come tutti".» (da
un articolo di Giorgio Medail, Corriere della Sera 15.12.1987).
Dato che viveva a Parigi, forse la pronuncia giusta è Copì, ma
essendo anche un po' milanese e date le origini argentine, penso che
si possa dire anche Copi. Io ho sempre detto Copi, ma ovviamente non
ho la pretesa di essere perfetto. Del resto, fate voi: a me per oggi
basta aver ricordato qualche piccolo momento di poesia, o forse di
filosofia.
(i fumetti di Copi vengono dal mensile "Linus", annate 1967-68)
martedì 8 gennaio 2019
L'arresto di un pericoloso sovversivo
(...) dovrei forse descriverti qualche
scenetta di vita paesana, se avessi del buon umore a sufficienza. Per
esempio, potrei descriverti l'arresto di un maiale, trovato a
pascolare illegalmente per le strade del paese e condotto
regolarmente in prigione; il fatto mi ha divertito enormemente, ma
sono sicuro che né tu né Giulia vorrete credermi; forse mi crederà
Delka quando avrà qualche anno in più e sentirà raccontare la
storiella insieme alle altre dello stesso tipo (quella degli occhiali
verdi, ecc.) ugualmente vere e da credersi senza sorrisi. Anche il
modo di arrestare il maiale mi ha divertito: lo si prende per le
zampe di dietro e lo si spinge avanti come una carriola, mentre urla
come un indemoniato. Non ho avuto modo di avere precise informazione
sul come sia possibile identificare l'abusività del pascolo e del
transito: penso che i sorveglianti all'igiene conoscano tutto il
bestiame minuto del paese.
domenica 6 gennaio 2019
Jogging
La mattina presto, ma solo sabato e
domenica, li vedo passare davanti alle finestre; oppure esco e mi
tallonano da vicino come in una spy story. Ma non sono dietro di me,
ansanti, per farmi del male: infatti mi sorpassano e se ne vanno,
sudati e un po' scomposti, in mutande d'estate e in tuta firmata
d'inverno. Che dire, è una bella cosa tenere in ordine il fisico. Io
non ho più l'età per correre (artrosi, ahimè) e un po' li invidio,
ma c'è qualcosa che non mi torna. Quello che non mi torna è questo:
che vengono tutti da case nuove, costruite da pochissimi anni. Mi
ricordo ancora i volantini dell'immobiliare che vendeva quelle
villette: "la tua casa nel verde", dicevano. Tradotto in
linguaggio comprensibile, significa che prima c'era il verde (campo
coltivato, prosecuzione del bosco con un po' di robinie), ma ora c'è
la tua casa e il verde non c'è più se non per qualche asfittico
giardino. Ma quelli che fanno jogging, forse, credono di essere
ecologici; stanno attenti ai sacchetti di plastica, comprano l'auto
ibrida, fanno jogging, magari qualcuno è anche vegano. Di quel che
c'era prima, prima della tua casa nel verde, a loro credo che non
importi niente.

venerdì 4 gennaio 2019
Il tempo di Dorian e quello del convolvolo
Perché la sua giovinezza sarà così breve... così breve. I semplici fiori di campo appassiscono, ma ritornano a fiorire. Il prossimo giugno l'avorio sarà giallo come ora. Tra un mese questa clematide sarà ricoperta di stelle purpuree e un anno dopo l'altro la verde notte delle sue foglie racchiuderà altre stelle purpuree. Ma la nostra giovinezza, non ritorna mai, i palpiti di gioia che battono dentro di noi a vent'anni si fanno confusi, le nostre membra si indeboliscono, i sensi si corrompono. Degeneriamo in ripugnanti fantocci, nell'ossessione del ricordo di passioni che abbiamo troppo temuto e di squisite tentazioni cui non abbiamo avuto il coraggio di abbandonarci. Giovinezza! Giovinezza! Non c'è assolutamente nulla al mondo, fuorché la giovinezza!» Dorian Gray lo ascoltava meravigliato, a occhi spalancati. Dalle sue mani il ramo di lillà cadde sulla ghiaia; giunse un'ape vellutata, ronzò per un attimo intorno al grappolo, poi cominciò ad arrampicarsi sul globo ovale, stellato di piccoli fiori. La osservò con quello strano interesse per le cose prive di importanza che cerchiamo di sviluppare quando le cose importanti ci fanno paura, quando ci agita un'emozione nuova che non sappiamo esprimere, o quando un pensiero terrorizzante d'improvviso ci assedia la mente chiedendo la nostra resa. Dopo un poco l'ape volò via. La vide infilarsi nella tromba screziata di un convolvolo di Tiro. Il fiore parve rabbrividire, poi prese a oscillare dolcemente.
Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray
mercoledì 2 gennaio 2019
Le stagioni secondo Lewis Carroll
In winter, when the fields are white,
I sing this song for your delight...
I sing this song for your delight...
dice Humpty Dumpty ad Alice, nel
capitolo VI di Attraverso lo specchio; e aggiunge subito "io
però non canto". Anch'io non canto (non so Humpty Dumpty, ma io
è meglio se non canto) però questi versi li so ancora a memoria,
anche dopo tanti anni da quando li ho imparati, e su richiesta potrei
anche esibirmi. Alice è stato il primo libro che ho letto in inglese
dall'inizio alla fine, poi non ho mai imparato bene la lingua ma
qualcosa mi è rimasto comunque dentro, e una è questa "canzone"
in bilico sul muro. Come tutte le poesie in versi è quasi
impossibile tradurre, e già nell'inizio di questo post (In inverno, quando i campi sono bianchi, canto questa canzone per il tuo piacere) ho perso per
strada rima e ritmo; ma ci si può provare. Il soggetto, of course,
sono le stagioni.
In winter, when the fields are white,
I sing this song for your delight.
In spring, when woods are getting
green,
I'll try and tell you what I mean.
In summer, when the days are long,
perhaps you'll understand the song.
In autumn, when the leaves are brown,
take pen and ink and write it down.
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lunedì 31 dicembre 2018
Buon Anno!
1) Il primo brindisi per l'anno nuovo è
molto raffinato, sia per la musica (di Ravel) che per il testo di
Paul Morand: è tratto da un ciclo di tre canzoni, il cui titolo
completo è "Don Quichotte à Dulcinée". Il testo è
liberamente ispirato a Cervantes, volendo si possono cercare delle
corrispondenze abbastanza precise ma non è strettamente necessario.
La "Chanson à boire", terza
e ultima di "Don Quichotte à Dulcinée", inizia in modo
spavaldo ed è un po' in contrasto con le altre due, più sognanti.
Ma è un brindisi messo in musica da Maurice Ravel, e vale la pena di
mettersi in ascolto. (qui)
Chanson à boire
Foin du bâtard, illustre Dame,
(abbasso)
Qui pour me perdre à vos doux yeux
Dit que l'amour et le vin vieux
Mettent en deuill mon coeur, mon âme!
Je bois à la joie!
La joie est le seul but
Où je vais droit... lorsque j'ai bu!
Foin du jaloux, brune maîtresse,
Qui geint, qui pleure et fait serment
D'être toujours ce pâle amant
Qui met de l'eau dans son ivresse!
Je bois à la joie!
La joie est le seul but
Où je vais droit... lorsque j'ai bu!
(abbasso quei bastardi, illustre Dama,
che per essermi perso nei vostri occhi dicono che l'amore e il vino
vecchio mettono a lutto il mio cuore, anima mia! Bevo alla gioia: la
gioia è il solo bersaglio verso cui vado dritto... fino a che sono
ebbro! Abbasso quei gelosi, bruna signora, che gemono, piangono e
giurano d'essere sempre dei pallidi amanti che versano acqua nella
loro ubriachezza! )
sabato 29 dicembre 2018
Audubon
Dipingere nei dettagli qualcosa che sta
fermo, un fiore o una pianta o un paesaggio, è già qualcosa che è
riservato a pochi; ma rendere così bene un animale in movimento,
come una fotografia, è davvero qualcosa che non cessa mai di
stupirmi. Eppure, tra il Settecento e l'Ottocento, prima
dell'invenzione della fotografia come la conosciamo oggi, erano molti
i disegnatori e le disegnatrici capaci di queste meraviglie. Il più
famoso è probabilmente John James Audubon (americano, 1785-1851) al
quale dedico questo post, un piccolo omaggio.
giovedì 27 dicembre 2018
Your blue room
E' una canzone che, come ho letto tempo fa, è stata scritta per far da sottofondo ai momenti più intimi, quelli in cui è la sensualità a farsi spazio e a trasportare chi le cede in una dimensione "celeste". Your blue room è parte della colonna sonora di "Al di là delle nuvole", un film a episodi sul tema del corpo, dell'amore e dell'immaginazione. Qui un post di Giuliano sul film di Antonioni e Wenders
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| QUI YOUR BLUE ROOM |
qui il testo della canzone
martedì 25 dicembre 2018
Natale 2018
He shall feed His flock
like a shepherd;
and He shall gather the lambs with His
arm,
and carry them in His bosom,
and gently lead those that are with
young.
Isaia 40:11
Come un pastore egli fa pascolare il
gregge, e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul seno
e conduce pian piano le pecore madri. (traduzione Bibbia di
Gerusalemme, Dehoniane 1982)
(l'immagine viene dalla copertina del
mio 33 giri con il Messia di Haendel, acquistato nel 1982: è l'edizione
diretta da sir Thomas Beecham con Jon Vickers, Jennifer Vyvyan,
Monica Sinclair, Giorgio Tozzi. Si tratta di un dettaglio dalla
Natività di Johann Koerbecke, a Norimberga)
qui per l'ascolto
domenica 23 dicembre 2018
Solo come un cane
Era stupido e triste passare le serate
così, solo come un cane; e perché poi come un cane? i cani non sono
mai soli; annusano i cantoni, e il compagno, o la compagna, se la
trovano a fiuto, in un momento.
venerdì 21 dicembre 2018
Bill Callahan
un clic qui
"Smog, alias Bill Callahan, è nato all'interno del movimento "lo-fi" americano (...) Ma sarebbe assai riduttivo confinare la sua musica nel nucleo effimero delle nuove tendenze rock. Le sue canzoni, infatti, possiedono quel sapore di immortalità tipico di classici come Nick Drake, Lou Reed, Leonard Cohen e Nick Cave. Sono miniature sonore, acquerelli minimalisti che ..." ( continua qui )
mercoledì 19 dicembre 2018
Il pesce palla
Un giorno mi divertii a osservare i
costumi di un Diodon antennatus, che fu catturato mentre nuotava
vicino alla riva. Questo pesce, dalla pelle floscia, è ben noto per
la sua singolare capacità di distendersi fino ad assumere una forma
quasi sferica. Dopo esser stato tenuto per un breve tempo fuori
dall’acqua e poi immersovi di nuovo, esso assorbe dalla bocca, e
forse dagli orifizi branchiali, una notevole quantità d’acqua e di
aria. Questo processo si compie in due modi: l’aria è inghiottita
e poi forzata nelle cavità del corpo e il suo ritorno è impedito da
una contrazione muscolare, visibile esternamente, oppure l'acqua entra con
debole corrente dalla bocca, che viene tenuta largamente aperta e
immobile; quest'ultima azione deve perciò dipendere da succhiamento.
La pelle intorno all’addome è molto più rilassata che sul dorso e
perciò, durante il rigonfiamento, la superficie inferiore si
distende molto di più della superiore e il pesce galleggia con il
dorso in basso.
lunedì 17 dicembre 2018
Tartarughe
Ci sono due tartarughe nel patio: maschio e femmina. Slack! Slack! I gusci sbattono uno sull’altro. E' la stagione degli amori. Il signor Palomar, non visto, spia. Il maschio spinge la femmina di fianco, torno torno al rialzo del marciapiede. La femmina sembra resista all’attacco, o almeno oppone un’immobilità un po’ inerte. Il maschio è più piccolo e attivo; si direbbe più giovane. Prova ripetutamente a montarla, da dietro, ma il dorso del guscio di lei è in salita e lui scivola.
Ora dovrebbe essere riuscito a mettersi
nella posizione giusta: spinge a colpi ritmici, pausati; a ogni colpo emette un ansito, quasi un grido.
La femmina sta con le zampe anteriori appiattite sul terreno, il che
la porta a sollevare la parte di dietro. Il maschio annaspa con le
zampe anteriori sul guscio di lei, tendendo il collo in avanti,
sporgendosi a bocca aperta. Il problema con questi gusci è che non
c'è modo d’afferrarsi, e del resto le zampe non fanno nessuna
presa.
Ora lei gli sfugge, lui la rincorre.
Non che lei sia più veloce né molto decisa a scappare: lui per
trattenerla le dà dei piccoli morsi a una zampa, sempre la stessa.
Lei non si ribella. Il maschio, ogni volta che lei si ferma, tenta di
montarla, ma lei fa un piccolo passo avanti e lui scivola e batte il
membro per terra. E' un membro abbastanza lungo, fatto a gancio, con
cui si direbbe lui riesca a raggiungerla anche se lo spessore dei
gusci e la positura malmessa li separano. Così non si può dire
quanti di questi assalti vadano a buon fine, quanti falliscano,
quanti siano solo gioco, teatro.
E' estate, il patio è spoglio, tranne
un gelsomino verde in un angolo. Il corteggiamento consiste nel fare
tante volte il giro del praticello, con inseguimenti e fughe e
schermaglie non delle zampe ma dei gusci, che cozzano con un
ticchettio sordo.
sabato 15 dicembre 2018
Le sirene di Weber
Oberon è il re degli Elfi, e il
libretto parte in effetti dal "Sogno di una mezza estate"
di Shakespeare; ma il vero protagonista dell'opera di Carl Maria von
Weber non è Oberon, è il cavaliere francese Huon che deve
raggiungere l'amata Rezia a Bagdad. La storia completa è molto
complicata da raccontare, Oberon ha comunque una sua parte, e aiuterà
gli innamorati nel lieto fine (non è vero che le opere liriche vanno
sempre a finire male), ma intanto sono successe tante cose - compreso
l'incontro con le sirene nel secondo atto. Sono sirene gentili, e
cantano così:
O wie wogt es sich schön auf der
Fluth...
cioè "come è bello cullarsi tra
i flutti" e altre parole non memorabili (l'Oberon di Weber non
ha un gran libretto), ma la musica è molto bella (qui) e Carl Maria von
Weber si ascolta sempre con grande piacere.
(le sirene nelle immagini vengono da un cartoon di Popeye-Braccio di ferro, anno 1935)
giovedì 13 dicembre 2018
I quattro veli di Kulala
In un
villaggio sul fiume Yuele viveva un uomo che si chiamava Doruma ed era molto
fortunato. Aveva una bella moglie, due figli sani e un campo fertile. Era un
buon cacciatore e nel villaggio non aveva nemici. Fu così che Shabunda, il
diavolo del bosco, vedendolo cantare e fumare davanti alla capanna come il più
felice degli uomini, ne ebbe invidia. E per dispetto una notte entrò nella
capanna, gli infilò le unghie adunche nei capelli e da lì gli sfilò via il
sonno. Doruma si svegliò di colpo, destò la moglie Oda e le disse che un’ombra
maligna l’aveva sfiorato. – È stato solo un brutto sogno – disse Oda – torna a
dormire.
Ma Doruma
non dormì né quella notte, né la notte dopo, né tutte le notti di quella luna.
Anche se per tutto il tempo lavorava e cacciava, così da tornare a casa stanco
da non reggersi in piedi, il sonno non veniva. Provò a farsi accarezzare con la
coda di un ghiro
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Stefano Benni
martedì 11 dicembre 2018
No tav, sì tav
A Torino, metà novembre, c'è stata la
"marcia dei trentamila" per dire sì alla TAV; l'altro
ieri, sempre a Torino, una folla forse anche superiore per dire di no
alla TAV. Se ne è parlato molto ma secondo me manca nei commenti un
dettaglio fondamentale. Si tratta, di fatto, di un contrasto fra
città e campagna, o città e montagna. Non c'è dialogo: gli
abitanti della Val di Susa e delle altre zone interessate dai lavori
vorrebbero difendere l'ambiente in cui vivono (il cantiere durerà
vent'anni), i cittadini ribattono che le infrastrutture, lo sviluppo,
eccetera. Dato che di mezzo c'è il cemento, vincono senz'altro i
cittadini che nel cemento vivono fin dalla nascita e non conoscono
altro modo di vivere (tranne la domenica, il week end quando si va a
sciare, a fare il pic nic, o al mare). Oltretutto, il cemento rende
soldi, l'ambiente intatto no. Mi piacerebbe che si parlasse di queste
cose, invece si risponde sempre con questioni puramente economiche.
Mi metto nei panni di uno della mia età che abita in Val di Susa: il
cantiere durerà vent'anni, e si sa che vent'anni in Italia possono
diventare anche trenta o quaranta. Esistono anche opere incompiute e
lasciate lì come sono, gli esempi purtroppo sono tanti. In queste
condizioni, una persona sopra i cinquanta difficilmente potrà
tornare a fare una passeggiata in quelle zone.
Due altre considerazioni prima di
chiudere: in questo ambito possono rientare anche i "gilet
gialli" francesi, perché la loro protesta (clamorosa) nasce da
tasse sull'automobile e la benzina. Guai a toccare l'automobile,
insomma. Su un mio piano strettamente personale, la marcia dei 30
mila mi ricorda quella dei 40mila della Fiat, sempre a Torino, che di
fatto pose fine al potere contrattuale degli operai; prima contro gli
operai, oggi contro l'ambiente. Come finì quella marcia, degli anni
'70? Quali furono i risultati? Oggi a Torino di fatto la Fiat non c'è
più. Chiusa Mirafiori, chiuso il Lingotto, la nuova FCA ha sede in
Olanda. Ma molti di quei quarantamila fecero in tempo ad andare in
pensione, beati loro. E chissà come sarà la Val di Susa, fra
quarant'anni.
(nell'immagine, dal Saint Louis Dispatch del 1910, una previsione sul futuro - cioè oggi)
domenica 9 dicembre 2018
Neve a Parigi, inverno 1940
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La terrazza dei Corte, quell'inverno, era coperta da uno spesso strato di neve in cui si manteneva in fresco lo champagne. Corte scriveva vicino a un fuoco di legna che non riusciva a sostituire il calore ormai inesistente dei termosifoni. Aveva il naso bluastro e quasi piangeva dal freddo. Con una mano stringeva al petto una borsa d'acqua calda, con l'altra scriveva. (...)
E la neve continuava a cadere inesorabimente, lenta e tenace, sugli alberi di boulevard Delessert dove i Péricard erano tornati ad abitare - perchè appartenevano a quell'alta borghesia francese che preferisce vedere i propri figli privati di pane, di carne e di aria piuttosto che di diplomi, e non bisognava interrompere gli studi di Hubert già tanto compromessi dagli eventi dell'estate precedente, nè quelli di Bernard, che era prossimo agli otto anni e si era dimenticato di tutto quello che aveva imparato prima dell'esodo, sicchè la madre gli faceva recitare: "La Terra è una sfera che non poggia su niente" manco avesse sette anni invece che otto ( che disastro!).
Fiocchi di neve si impigliavano nei veli da lutto della signora Péricard quando, superata finalmente la coda dei clienti davanti a un negozio, si fermava sulla porta sventolando come un vessillo la tessera alle madri di famiglia numerosa che le dava diritto di precedenza.
Sotto la neve, Jeanne e Maurice Michaud aspettavano invece il loro turno, appoggiandosi l'uno all'altro come cavalli stanchi prima di mettersi in cammino.
La neve copriva la tomba di Charlie Langelet al Père Lachaise e il cimitero delle automobili vicino al ponte di Gien - tutte le auto bombardate, incendiate, abbandonate nel mese di giugno e che giacevano ai due lati della strada, inclinate sulla ruota o sul fianco, con le portiere spalancate o ridotte a un ammasso contorto di rottami. La campagna era bianca, immensa, muta; (...)
Irène Nèmirovsky, Suite francese, ed. Adelphi
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