sabato 12 gennaio 2019

Nord


Le terre selvagge non amano il movimento. La vita le offende, poiché la vita è movimento ed esse  vogliono paralizzare  qualsiasi movimento vitale. Gelano  l'acqua per impedirle di correre al mare; inaridiscono la linfa degli alberi fino a gelare i loro possenti cuori e, ancor più ferocemente e spietatamente, si accaniscono contro l'uomo tentando di sottometterlo; l'uomo, l'essere dalla vita più movimentata, sempre in rivolta contro l'irrevocabile sentenza che ogni movimento debba, alla fine, concludersi con l'immobilità.

(fonte)
Jack, London, Zanna Bianca, ed. Newton Compton
Traduzione di Gino Serrato

giovedì 10 gennaio 2019

I polli non hanno ali




Davanti al papero di Copi, o al pollo, devo ammettere che continuo a rimanere perplesso; la stessa cosa mi capita con la Donna Seduta, il suo personaggio più famoso. Ma poi si ride, ci fa pensare, e spesso spunta anche la poesia. C'è la tragedia, ma in modo buffo. Copi portò in teatro le sue strisce, in primo luogo ovviamente "La Donna Seduta" (la interpretava lui stesso), e altri titoli come "I polli non hanno ali" o "Loretta Strong".




Copi era un argentino di Parigi, il suo vero nome era Raul Damonte e ci ha lasciati nel 1987; il suo nome letterario veniva dall'idea del copiare, la constatazione che nessuno di noi è del tutto originale. Come spiegava lui stesso: « ... in teatro, insomma, copiava i fumetti; nei fumetti copiava il teatro; e in entrambi copiava la vita. Non per niente si firmava Copi: "Vuol dire uno che copia e io sono un plagiario, come tutti".» (da un articolo di Giorgio Medail, Corriere della Sera 15.12.1987). Dato che viveva a Parigi, forse la pronuncia giusta è Copì, ma essendo anche un po' milanese e date le origini argentine, penso che si possa dire anche Copi. Io ho sempre detto Copi, ma ovviamente non ho la pretesa di essere perfetto. Del resto, fate voi: a me per oggi basta aver ricordato qualche piccolo momento di poesia, o forse di filosofia.



(i fumetti di Copi vengono dal mensile "Linus", annate 1967-68)

martedì 8 gennaio 2019

L'arresto di un pericoloso sovversivo



(...) dovrei forse descriverti qualche scenetta di vita paesana, se avessi del buon umore a sufficienza. Per esempio, potrei descriverti l'arresto di un maiale, trovato a pascolare illegalmente per le strade del paese e condotto regolarmente in prigione; il fatto mi ha divertito enormemente, ma sono sicuro che né tu né Giulia vorrete credermi; forse mi crederà Delka quando avrà qualche anno in più e sentirà raccontare la storiella insieme alle altre dello stesso tipo (quella degli occhiali verdi, ecc.) ugualmente vere e da credersi senza sorrisi. Anche il modo di arrestare il maiale mi ha divertito: lo si prende per le zampe di dietro e lo si spinge avanti come una carriola, mentre urla come un indemoniato. Non ho avuto modo di avere precise informazione sul come sia possibile identificare l'abusività del pascolo e del transito: penso che i sorveglianti all'igiene conoscano tutto il bestiame minuto del paese.

Antonio Gramsci, Lettere dal carcere; lettera del 15.1.1927 da Ustica, pag.41 edizione Einaudi 1975

(cartolina postale francese, 1905)

domenica 6 gennaio 2019

Jogging


La mattina presto, ma solo sabato e domenica, li vedo passare davanti alle finestre; oppure esco e mi tallonano da vicino come in una spy story. Ma non sono dietro di me, ansanti, per farmi del male: infatti mi sorpassano e se ne vanno, sudati e un po' scomposti, in mutande d'estate e in tuta firmata d'inverno. Che dire, è una bella cosa tenere in ordine il fisico. Io non ho più l'età per correre (artrosi, ahimè) e un po' li invidio, ma c'è qualcosa che non mi torna. Quello che non mi torna è questo: che vengono tutti da case nuove, costruite da pochissimi anni. Mi ricordo ancora i volantini dell'immobiliare che vendeva quelle villette: "la tua casa nel verde", dicevano. Tradotto in linguaggio comprensibile, significa che prima c'era il verde (campo coltivato, prosecuzione del bosco con un po' di robinie), ma ora c'è la tua casa e il verde non c'è più se non per qualche asfittico giardino. Ma quelli che fanno jogging, forse, credono di essere ecologici; stanno attenti ai sacchetti di plastica, comprano l'auto ibrida, fanno jogging, magari qualcuno è anche vegano. Di quel che c'era prima, prima della tua casa nel verde, a loro credo che non importi niente.

Io non sono vegano, cerco di stare attento a quello che mangio (nei limiti del possibile), ho un'auto che uso pochissimo, e i sacchetti di plastica continuo a usarli, finché posso: li uso e li riuso, anche per un anno, finché reggono, e poi li butto nella plastica (raccolta differenziata, qui si fa da decenni). E poi osservo i corvi, le gazze, le cornacchie: fino a qualche anno fa, fino a prima che costruissero "la tua casa nel verde", qui da me non venivano quasi mai, adesso li conosco uno per uno e potrei perfino dar loro un nome. Corvi, gazze e cornacchie vivevano sulle robinie: "la tua casa nel verde" ha sfrattato anche loro, ma a chi vuoi che importi, "baby we are born to run".


(la foto del curbàtt sul balcone è mia)

venerdì 4 gennaio 2019

Il tempo di Dorian e quello del convolvolo



Perché la sua giovinezza sarà così breve... così breve. I semplici fiori di campo appassiscono, ma ritornano a fiorire. Il prossimo giugno l'avorio sarà giallo come ora. Tra un mese questa clematide sarà ricoperta di stelle purpuree e un anno dopo l'altro la verde notte delle sue foglie racchiuderà altre stelle purpuree. Ma la nostra giovinezza, non ritorna mai, i palpiti di gioia che battono dentro di noi a vent'anni si fanno confusi, le nostre membra si indeboliscono, i sensi si corrompono. Degeneriamo in ripugnanti fantocci, nell'ossessione del ricordo di passioni che abbiamo troppo temuto e di squisite tentazioni cui non abbiamo avuto il coraggio di abbandonarci. Giovinezza! Giovinezza! Non c'è assolutamente nulla al mondo, fuorché la giovinezza!» Dorian Gray lo ascoltava meravigliato, a occhi spalancati. Dalle sue mani il ramo di lillà cadde sulla ghiaia; giunse un'ape vellutata, ronzò per un attimo intorno al grappolo, poi cominciò ad arrampicarsi sul globo ovale, stellato di piccoli fiori. La osservò con quello strano interesse per le cose prive di importanza che cerchiamo di sviluppare quando le cose importanti ci fanno paura, quando ci agita un'emozione nuova che non sappiamo esprimere, o quando un pensiero terrorizzante d'improvviso ci assedia la mente chiedendo la nostra resa. Dopo un poco l'ape volò via. La vide infilarsi nella tromba screziata di un convolvolo di Tiro. Il fiore parve rabbrividire, poi prese a oscillare dolcemente.


Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray
 


mercoledì 2 gennaio 2019

Le stagioni secondo Lewis Carroll

In winter, when the fields are white,
I sing this song for your delight...
dice Humpty Dumpty ad Alice, nel capitolo VI di Attraverso lo specchio; e aggiunge subito "io però non canto". Anch'io non canto (non so Humpty Dumpty, ma io è meglio se non canto) però questi versi li so ancora a memoria, anche dopo tanti anni da quando li ho imparati, e su richiesta potrei anche esibirmi. Alice è stato il primo libro che ho letto in inglese dall'inizio alla fine, poi non ho mai imparato bene la lingua ma qualcosa mi è rimasto comunque dentro, e una è questa "canzone" in bilico sul muro. Come tutte le poesie in versi è quasi impossibile tradurre, e già nell'inizio di questo post (In inverno, quando i campi sono bianchi, canto questa canzone per il tuo piacere)  ho perso per strada rima e ritmo; ma ci si può provare. Il soggetto, of course, sono le stagioni.

In winter, when the fields are white,
I sing this song for your delight.
In spring, when woods are getting green,
I'll try and tell you what I mean.
In summer, when the days are long,
perhaps you'll understand the song.
In autumn, when the leaves are brown,
take pen and ink and write it down.

(Humpty Dumpty ad Alice, capitolo VI di Attraverso lo specchio)


(John Tenniel, illustrazione originale per Lewis Carroll)

lunedì 31 dicembre 2018

Buon Anno!


1) Il primo brindisi per l'anno nuovo è molto raffinato, sia per la musica (di Ravel) che per il testo di Paul Morand: è tratto da un ciclo di tre canzoni, il cui titolo completo è "Don Quichotte à Dulcinée". Il testo è liberamente ispirato a Cervantes, volendo si possono cercare delle corrispondenze abbastanza precise ma non è strettamente necessario.
La "Chanson à boire", terza e ultima di "Don Quichotte à Dulcinée", inizia in modo spavaldo ed è un po' in contrasto con le altre due, più sognanti. Ma è un brindisi messo in musica da Maurice Ravel, e vale la pena di mettersi in ascolto.  (qui)


Chanson à boire
Foin du bâtard, illustre Dame, (abbasso)
Qui pour me perdre à vos doux yeux
Dit que l'amour et le vin vieux
Mettent en deuill mon coeur, mon âme!
Je bois à la joie!
La joie est le seul but 
Où je vais droit... lorsque j'ai bu!
Foin du jaloux, brune maîtresse,
Qui geint, qui pleure et fait serment 
D'être toujours ce pâle amant
Qui met de l'eau dans son ivresse!
Je bois à la joie!
La joie est le seul but 
Où je vais droit... lorsque j'ai bu!
(abbasso quei bastardi, illustre Dama, che per essermi perso nei vostri occhi dicono che l'amore e il vino vecchio mettono a lutto il mio cuore, anima mia! Bevo alla gioia: la gioia è il solo bersaglio verso cui vado dritto... fino a che sono ebbro! Abbasso quei gelosi, bruna signora, che gemono, piangono e giurano d'essere sempre dei pallidi amanti che versano acqua nella loro ubriachezza! )

sabato 29 dicembre 2018

Audubon


Dipingere nei dettagli qualcosa che sta fermo, un fiore o una pianta o un paesaggio, è già qualcosa che è riservato a pochi; ma rendere così bene un animale in movimento, come una fotografia, è davvero qualcosa che non cessa mai di stupirmi. Eppure, tra il Settecento e l'Ottocento, prima dell'invenzione della fotografia come la conosciamo oggi, erano molti i disegnatori e le disegnatrici capaci di queste meraviglie. Il più famoso è probabilmente John James Audubon (americano, 1785-1851) al quale dedico questo post, un piccolo omaggio.

giovedì 27 dicembre 2018

Your blue room


E' una canzone che, come ho letto tempo fa, è stata scritta per far da sottofondo ai momenti più intimi, quelli in cui è la  sensualità a farsi spazio e a trasportare chi le cede in una dimensione "celeste". Your blue room è parte della colonna sonora di "Al di là delle nuvole", un film  a episodi  sul tema del corpo, dell'amore e dell'immaginazione. Qui un post di Giuliano sul film di Antonioni e Wenders



QUI YOUR BLUE ROOM


qui il testo della canzone

martedì 25 dicembre 2018

Natale 2018


He shall feed His flock
like a shepherd;
and He shall gather the lambs with His arm,
and carry them in His bosom,
and gently lead those that are with young.
Isaia 40:11
Come un pastore egli fa pascolare il gregge, e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul seno e conduce pian piano le pecore madri. (traduzione Bibbia di Gerusalemme, Dehoniane 1982)





(l'immagine viene dalla copertina del mio 33 giri con il Messia di Haendel, acquistato nel 1982: è l'edizione diretta da sir Thomas Beecham con Jon Vickers, Jennifer Vyvyan, Monica Sinclair, Giorgio Tozzi. Si tratta di un dettaglio dalla Natività di Johann Koerbecke, a Norimberga)
qui per l'ascolto



domenica 23 dicembre 2018

Solo come un cane


Era stupido e triste passare le serate così, solo come un cane; e perché poi come un cane? i cani non sono mai soli; annusano i cantoni, e il compagno, o la compagna, se la trovano a fiuto, in un momento.

Primo Levi, da "Lilìt e altri racconti", pagina 117 edizione Einaudi 1981 (il racconto "Calore vorticoso", che non parla di cani ma di frasi reversibili, come "Sator Arepo tenet opera rotas")


(dipinto di Jacques Laurent Agasse, 1767-1849)

venerdì 21 dicembre 2018

Bill Callahan



un clic qui


"Smog, alias Bill Callahan, è nato all'interno del movimento "lo-fi" americano (...)  Ma sarebbe assai riduttivo confinare la sua musica nel nucleo effimero delle nuove tendenze rock. Le sue canzoni, infatti, possiedono quel sapore di immortalità tipico di classici come Nick Drake, Lou Reed, Leonard Cohen e Nick Cave. Sono miniature sonore, acquerelli minimalisti che ..." ( continua qui )

mercoledì 19 dicembre 2018

Il pesce palla



Un giorno mi divertii a osservare i costumi di un Diodon antennatus, che fu catturato mentre nuotava vicino alla riva. Questo pesce, dalla pelle floscia, è ben noto per la sua singolare capacità di distendersi fino ad assumere una forma quasi sferica. Dopo esser stato tenuto per un breve tempo fuori dall’acqua e poi immersovi di nuovo, esso assorbe dalla bocca, e forse dagli orifizi branchiali, una notevole quantità d’acqua e di aria. Questo processo si compie in due modi: l’aria è inghiottita e poi forzata nelle cavità del corpo e il suo ritorno è impedito da una contrazione muscolare, visibile esternamente, oppure l'acqua entra con debole corrente dalla bocca, che viene tenuta largamente aperta e immobile; quest'ultima azione deve perciò dipendere da succhiamento. La pelle intorno all’addome è molto più rilassata che sul dorso e perciò, durante il rigonfiamento, la superficie inferiore si distende molto di più della superiore e il pesce galleggia con il dorso in basso.

lunedì 17 dicembre 2018

Tartarughe


Ci sono due tartarughe nel patio: maschio e femmina. Slack! Slack! I gusci sbattono uno sull’altro. E' la stagione degli amori. Il signor Palomar, non visto, spia. Il maschio spinge la femmina di fianco, torno torno al rialzo del marciapiede. La femmina sembra resista all’attacco, o almeno oppone un’immobilità un po’ inerte. Il maschio è più piccolo e attivo; si direbbe più giovane. Prova ripetutamente a montarla, da dietro, ma il dorso del guscio di lei è in salita e lui scivola.
Ora dovrebbe essere riuscito a mettersi nella posizione giusta: spinge a colpi ritmici, pausati; a ogni colpo emette un ansito, quasi un grido. La femmina sta con le zampe anteriori appiattite sul terreno, il che la porta a sollevare la parte di dietro. Il maschio annaspa con le zampe anteriori sul guscio di lei, tendendo il collo in avanti, sporgendosi a bocca aperta. Il problema con questi gusci è che non c'è modo d’afferrarsi, e del resto le zampe non fanno nessuna presa.
Ora lei gli sfugge, lui la rincorre. Non che lei sia più veloce né molto decisa a scappare: lui per trattenerla le dà dei piccoli morsi a una zampa, sempre la stessa. Lei non si ribella. Il maschio, ogni volta che lei si ferma, tenta di montarla, ma lei fa un piccolo passo avanti e lui scivola e batte il membro per terra. E' un membro abbastanza lungo, fatto a gancio, con cui si direbbe lui riesca a raggiungerla anche se lo spessore dei gusci e la positura malmessa li separano. Così non si può dire quanti di questi assalti vadano a buon fine, quanti falliscano, quanti siano solo gioco, teatro.
E' estate, il patio è spoglio, tranne un gelsomino verde in un angolo. Il corteggiamento consiste nel fare tante volte il giro del praticello, con inseguimenti e fughe e schermaglie non delle zampe ma dei gusci, che cozzano con un ticchettio sordo.

sabato 15 dicembre 2018

Le sirene di Weber


Oberon è il re degli Elfi, e il libretto parte in effetti dal "Sogno di una mezza estate" di Shakespeare; ma il vero protagonista dell'opera di Carl Maria von Weber non è Oberon, è il cavaliere francese Huon che deve raggiungere l'amata Rezia a Bagdad. La storia completa è molto complicata da raccontare, Oberon ha comunque una sua parte, e aiuterà gli innamorati nel lieto fine (non è vero che le opere liriche vanno sempre a finire male), ma intanto sono successe tante cose - compreso l'incontro con le sirene nel secondo atto. Sono sirene gentili, e cantano così:
O wie wogt es sich schön auf der Fluth...
cioè "come è bello cullarsi tra i flutti" e altre parole non memorabili (l'Oberon di Weber non ha un gran libretto), ma la musica è molto bella  (qui) e Carl Maria von Weber si ascolta sempre con grande piacere.




(le sirene nelle immagini vengono da un cartoon di Popeye-Braccio di ferro, anno 1935)

giovedì 13 dicembre 2018

I quattro veli di Kulala



In un villaggio sul fiume Yuele viveva un uomo che si chiamava Doruma ed era molto fortunato. Aveva una bella moglie, due figli sani e un campo fertile. Era un buon cacciatore e nel villaggio non aveva nemici. Fu così che Shabunda, il diavolo del bosco, vedendolo cantare e fumare davanti alla capanna come il più felice degli uomini, ne ebbe invidia. E per dispetto una notte entrò nella capanna, gli infilò le unghie adunche nei capelli e da lì gli sfilò via il sonno. Doruma si svegliò di colpo, destò la moglie Oda e le disse che un’ombra maligna l’aveva sfiorato. – È stato solo un brutto sogno – disse Oda – torna a dormire.
Ma Doruma non dormì né quella notte, né la notte dopo, né tutte le notti di quella luna. Anche se per tutto il tempo lavorava e cacciava, così da tornare a casa stanco da non reggersi in piedi, il sonno non veniva. Provò a farsi accarezzare con la coda di un ghiro

martedì 11 dicembre 2018

No tav, sì tav


A Torino, metà novembre, c'è stata la "marcia dei trentamila" per dire sì alla TAV; l'altro ieri, sempre a Torino, una folla forse anche superiore per dire di no alla TAV. Se ne è parlato molto ma secondo me manca nei commenti un dettaglio fondamentale. Si tratta, di fatto, di un contrasto fra città e campagna, o città e montagna. Non c'è dialogo: gli abitanti della Val di Susa e delle altre zone interessate dai lavori vorrebbero difendere l'ambiente in cui vivono (il cantiere durerà vent'anni), i cittadini ribattono che le infrastrutture, lo sviluppo, eccetera. Dato che di mezzo c'è il cemento, vincono senz'altro i cittadini che nel cemento vivono fin dalla nascita e non conoscono altro modo di vivere (tranne la domenica, il week end quando si va a sciare, a fare il pic nic, o al mare). Oltretutto, il cemento rende soldi, l'ambiente intatto no. Mi piacerebbe che si parlasse di queste cose, invece si risponde sempre con questioni puramente economiche. Mi metto nei panni di uno della mia età che abita in Val di Susa: il cantiere durerà vent'anni, e si sa che vent'anni in Italia possono diventare anche trenta o quaranta. Esistono anche opere incompiute e lasciate lì come sono, gli esempi purtroppo sono tanti. In queste condizioni, una persona sopra i cinquanta difficilmente potrà tornare a fare una passeggiata in quelle zone.

 
Due altre considerazioni prima di chiudere: in questo ambito possono rientare anche i "gilet gialli" francesi, perché la loro protesta (clamorosa) nasce da tasse sull'automobile e la benzina. Guai a toccare l'automobile, insomma. Su un mio piano strettamente personale, la marcia dei 30 mila mi ricorda quella dei 40mila della Fiat, sempre a Torino, che di fatto pose fine al potere contrattuale degli operai; prima contro gli operai, oggi contro l'ambiente. Come finì quella marcia, degli anni '70? Quali furono i risultati? Oggi a Torino di fatto la Fiat non c'è più. Chiusa Mirafiori, chiuso il Lingotto, la nuova FCA ha sede in Olanda. Ma molti di quei quarantamila fecero in tempo ad andare in pensione, beati loro. E chissà come sarà la Val di Susa, fra quarant'anni.

(nell'immagine, dal Saint Louis Dispatch del 1910, una previsione sul futuro - cioè oggi)

domenica 9 dicembre 2018

Neve a Parigi, inverno 1940



( fonte )

La terrazza dei Corte, quell'inverno, era coperta da uno spesso strato di neve in cui si manteneva in fresco lo champagne. Corte scriveva vicino a un fuoco di legna che non riusciva a sostituire il calore ormai inesistente dei termosifoni. Aveva il naso bluastro e quasi piangeva dal freddo. Con una mano stringeva al petto una borsa d'acqua calda, con l'altra scriveva. (...)
E la neve continuava a cadere inesorabimente, lenta e tenace, sugli alberi di boulevard Delessert dove i Péricard erano tornati ad abitare - perchè appartenevano a quell'alta borghesia francese che preferisce vedere i propri figli privati di pane, di carne e di aria piuttosto che di diplomi, e non bisognava interrompere gli studi di Hubert già tanto compromessi dagli eventi dell'estate precedente, nè quelli di Bernard, che era prossimo agli otto anni e si era dimenticato di tutto quello che aveva imparato prima dell'esodo, sicchè la madre gli faceva recitare: "La Terra è una sfera che non poggia su niente" manco avesse sette anni invece che otto ( che disastro!). 
Fiocchi di neve si impigliavano nei veli da lutto della signora Péricard quando, superata finalmente la coda dei clienti davanti a un negozio, si fermava sulla porta sventolando come un vessillo la tessera alle madri di famiglia numerosa che le dava diritto di precedenza.
Sotto la neve, Jeanne e Maurice Michaud aspettavano invece il loro turno, appoggiandosi l'uno all'altro come cavalli stanchi prima di mettersi in cammino.
La neve copriva la tomba di Charlie Langelet al Père Lachaise e il cimitero delle automobili vicino al ponte di Gien - tutte le auto bombardate, incendiate, abbandonate nel mese di giugno e che giacevano ai due lati della strada, inclinate sulla ruota o sul fianco, con le portiere spalancate o ridotte a un ammasso contorto di rottami. La campagna era bianca, immensa, muta; (...)

Irène Nèmirovsky, Suite francese, ed. Adelphi