domenica 28 gennaio 2018

I talk to the wind

Il gruppo inglese dei King Crimson si forma nel 1969. Il loro è un rock intellettuale, colto, con un’espressione non sempre aggressiva ma a tratti delicata, in particolare quando è dettata dai testi poetici di Peter Sinfield. In uno dei brani più rappresentativi della vena romantica del Re Cremisi c'è un interlocutore che non ascolta, perché - dice Sinfield - non può farlo, il vento.








I talk to the wind ( dall'album In the Court of the Crimson King )

Said the straight man to the late man
“Where have you been?”
“I’ve been here and I’ve been there
And I’ve been in between”

I talk to the wind
My words are all carried away
I talk to the wind
The wind does not hear, the wind cannot hear

“I’m on the outside looking inside
What do I see?
Much confusion, disillusion
All around me”

I talk to the wind
My words are all carried away
I talk to the wind
The wind does not hear, the wind cannot hear

“You don’t possess me, don’t impress me
Just upset my mind
Can’t instruct me or conduct me
Just use up my time”

I talk to the wind
My words are all carried away
I talk to the wind
The wind does not hear, the wind cannot hear

I talk to the wind
My words are all carried away
I talk to the wind
The wind does not hear, the wind cannot hear

Said the straight man to the late man
“Where have you been?”
“I’ve been here and I’ve been there
And I’ve been in between”


Nel video il brano interpretato da Steve Hackett e Jan McDonald. Un clic qui per ascoltare la versione originale dei King Crimson


7 commenti:

  1. la prima strofa mi è sempre rimasta oscura :-)
    però funziona

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    1. Elena Grammann29 gennaio 2018 18:52

      Potrei lanciarmi in un'interpretazione ma ve ne faccio grazia (non stuzzicate la mia vis ermeneutica :-) )
      (ma poi, chi dice che i testi delle canzoni rock abbiano un senso? Certa gioventù sostiene che non ce l'hanno, e che non è quello il punto, e delle volte mi viene il sospetto che la musica rock (e relativi testi) non siano del tutto estranei al preoccupante calo di razionalità che si osserva nelle nuove generazioni)
      Però la musica è carina - un po' inquietante ma carina... :-)

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    2. ci sono anche altri testi di Pete Sinfield che danno quest'impressione, per esempio Cadence and cascade / kept a man named Jade (??) Considerando l'età che avevano a quei tempi, è probabile che parlassero di ragazze. :-)
      Questo testo è piuttosto chiaro, i primi versi si riferiscono a qualcuno che è arrivato tardi - altro ricordo scolastico? Chi lo saprà mai, comunque a me non dispiace e poi introduce bene la melodia. Che sia un po' inquietante è voluto, è lo stile dei primi King Crimson.

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  2. @Elena: mi piacerebbe molto conoscere la tua interpretazione: dai, lanciati!:-)

    @Giuliano: penso che la chiave sia nel ritornello:-) ( però il mio inglese fa schifo e quindi mi affido più che altro all'intuito, ammesso che il testo abbia un senso univoco..

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    1. Elena Grammann30 gennaio 2018 15:29

      Cara Giacinta, se insisti ci proverò (benché avverta delle resistenze in Giuliano… :-) ). Secondo me ci sono parecchie cose poco chiare, quindi si è costretti a procedere per ipotesi. Si parte con un “narratore” che introduce due personaggi: l’uomo preciso, puntuale, e quello che arriva (sempre) in ritardo. Il puntuale chiede all’altro dove è stato e quello risponde un po’ qui un po’ là e un po’ nel mezzo. Ora, considerato il titolo della canzone, il tizio in ritardo potrebbe essere il vento o comunque qualcuno che si comporta un po’ come il vento. Dopo di che si alternano strofe (in realtà un ritornello) in cui parla il “narratore” e strofe che sono discorsi diretti, ma di chi? Nella terza strofa sembrerebbe che parli il vento (assimilato al late man), infatti lui è fuori e guarda (da quel curioso che è) dentro – magari dentro all’uomo preciso e puntuale, e quello che vede non lo entusiasma: nulla per cui l’uomo preciso possa darsi tutte quelle arie. La quinta strofa potrebbe essere una risposta dell’uomo preciso che non si lascia impressionare o deviare, e dice che il vento gli fa solo perdere tempo. In tutto ciò il narratore ripete il suo ritornello: ha parlato al vento, ma il vento non può udire, può soltanto portar via le sue parole.
      Morale: con chi sta il narratore? Col puntuale o con quello che è sempre in ritardo? Forse simpatizza con quest’ultimo, forse con entrambi o forse con nessuno dei due.
      Insomma, un gran guazzabuglio. Oppure sono io che non ho capito niente, è più che probabile :-)

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  3. Beh, ho fatto bene a insistere!:-) Poggi la tua interpretazione su una relazione a cui non avevo pensato, quella tra il vento e l'uomo in ritardo. In effetti il vento è qui, è là ed è nel mezzo! C'è un uomo preciso, puntuale e un uomo che, come il vento, non è in un punto determinato e non si lascia prendere, trattenere da nessuno. Se è così, forse il narratore nel ritornello constata l'inadeguatezza dell'uomo ( puntuale, preciso )che si illude di poter afferrare qualcosa che continuamente fugge e si sottrae a essere determinato.
    p.s.
    Inizialmente avevo pensato al καιρός...
    :-)

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    1. Elena Grammann31 gennaio 2018 15:53

      Cioè, al καιρός che non c'è mai... :-)

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