domenica 17 giugno 2018

Microtus arvalis (un topo, in fin dei conti)


Topo, topo,
senza scopo,
dopo te cosa vien dopo ?

(Forestry Association Hungary)
(Toti Scialoja, Versi del senso perso)

Dal balcone si vede bene: c'è un buco nel prato, e il gatto vi infila dentro tutta la zampina, fino quasi all'articolazione. Non sono talpe, perché le talpe lascerebbero in giro il mucchietto di terra, e non sono nemmeno i nostri topini soliti, "mus musculus", che di buchi nei prati non ne fanno. Basta una piccola ricerca ed ecco saltare fuori il colpevole: si chiama arvicola, topo campestre, "Microtus arvalis". Per noi è una novità, almeno qui nel prato di casa: molto graziosi come tutti i topini, sono però destinati quasi sicuramente a una brutta fine, perché la nostra casa è ben presidiata da un piccolo esercito. Per esempio, mercoledì ne ha preso uno Aramis; ieri sera ho visto Minou e Spike alle prese con un altro topino (c'è tutto il tempo di vederli, perché mica se li mangiano subito - si sa, ci giocano, prima). Infine, oggi è il turno di Ciccetta che di tutti è forse la cacciatrice più spietata. Eppure, Ciccetta è dolcissima e timida, sembra un pupazzo di peluche di quelli belli, o forse un cartone animato degli Aristogatti; ma la sua natura è quella, predatrice notturna, per di più con l'ottima scuola di mamma Gatta, la Gatta per definizione, matriarca di questa colonia, ancora in gran spolvero nonostante la vita all'aperto e l'infinità di gattini e gattine da lei generati.






                                            Come la tigre il gatto s'avanza
                                            con un leggero passo di danza
                                            muove le membra con gran leggiadria
                                            sull'indifeso passero balza.
                                            Questa è la vera natura del gatto;
                                            ritorna un micio se vuole, se crede,
                                            ma è in lui la fiera nascosta e ben viva,
                                            s'affila i denti e gli artigli per l'arte.
                                            Come la vita il dolore il mio gatto
                                            ronfa gioiosa poi dorme s'acquieta
                                            per un nonnulla turbata s'inquieta
                                            il pelo drizza si gonfia poi graffia
                                            è come l'oca che sbuffa e poi soffia -
                                            però mi piace vederla qui quieta,
                                            il pelo liscio, la belva mansueta.

                     (Giuliano Bovo / Emilio Gauna, da Golem L'indispensabile - anno 2001)

10 commenti:

  1. Elena Grammann19 giugno 2018 10:36

    Belli i versi, i vostri e quelli di Scialoja. Tu però devi essere un tipo tranquillo, che si dichiara soddisfatto se le cose sono "secondo natura". Non ti funzionano i neuroni specchio con il povero topo? :-)

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  2. Devo dirti che non ho scritto che una poesia nella mia vita e, peraltro, un misero distico. :-)I versi sono di Giuliano, alias Emilio Gauna. Se ti incuriosisce lo pseudonimo clicca qui
    :-)

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    1. Elena Grammann19 giugno 2018 12:00

      Equivoco su equivoco. Non avevo idea di chi fosse Emilio Gauna, pensavo che fosse un signore in carne ed ossa e che i versi sul gatto fossero una coproduzione Bova/Gauna. Gli scherzi dell'ignoranza, bisognerebbe controllare su internet tutto quello che comincia con lettera maiuscola.
      Ne approfitto per dare un contributo sui gatti (fresco fresco appena letto):
      "- Hai ucciso un pettirosso? - disse il Filosofo.
      - Mai - disse Meehawl. - Per tutti i pifferi - aggiunse subito - ieri quel mio vecchio gatto rognoso ha acchiappato un uccello sul tetto!"
      (J. Stephens, La pentola dell'oro)

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    2. I topini sono sempre molto graziosi, sia il mus musculus che l'arvicola, purtroppo fanno danni e sporcano tanto. Più che altro simpatizzo per le povere lucertole, che non fanno niente di male e sono anche belle da vedere...ma ormai vivono nascoste, che fare.
      (attenzione al mio cognome, però!)

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    3. Elena Grammann19 giugno 2018 18:49

      Scusa! (imperdonabile!)

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    4. chissà quante volte ti sarà capitato, con un cognome come il tuo... :-)
      ti piace Stephens?

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  3. Elena Grammann19 giugno 2018 22:42

    Sì, mi sta piacendo molto!

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  4. ci risentiamo per l'asino e per il ragno :-)

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  5. Coincidenze: anche fra i miei due gatti, un maschio e una femmina (micro femmina), la cacciatrice è lei. Ha già speso una delle sue sette vite quasi finendo sotto un'auto. La causa? Inseguiva un merlo che aveva attraversato la strada a volo radente e incautamente (lui è morto, lei ha consumato tutti i cuscinetti delle zampine anteriori per frenare evitando l'auto; c'è riuscita).

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  6. anche fra i leoni sono le femmine a cacciare, penso che sia perché sono abituate a cercare cibo per i piccoli. Qui da me per fortuna c'è ancora un prato, e i giardini; i gatti di casa difficilmente attraversano la strada. Ma so già che non durerà molto, la prateria di caccia sta per diventare un altro deserto di cemento (da vendere con lo slogan "La tua casa nel verde": le agenzie immobiliari hanno di questi sarcasmi)

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