lunedì 25 giugno 2018

Il canto delle sirene ( II )

Una dimostrazione che anche risorse insufficienti e persino puerili possono servire come mezzi di salvezza: Per salvarsi dalle sirene, Ulisse si tappò le orecchie con della cera e si fece incatenare all’albero maestro. Qualcosa di simile, certo, avrebbero potuto fare da sempre tutti i viaggiatori, tranne quelli che già da lontano erano sedotti dalle sirene; ma si sapeva in tutto il mondo che era impossibile che questi rimedi funzionassero. Il canto delle sirene penetrava tutto, e la passione dei sedotti avrebbe spezzato impedimenti ben più forti di catene e alberi. Ulisse, anche se forse lo sapeva, non ci pensò. Confidò pienamente nel suo pugno di cera, nel suo mazzo di catene, e con gioia innocente, contentissimo delle sue piccole astuzie, navigò incontro alle sirene. Ma accade che le sirene dispongano di un’arma più terribile ancora del loro canto. Si tratta del loro silenzio. Forse era immaginabile - anche se, certamente, neppure questo era accaduto - che qualcuno scampasse al loro canto; ma senza alcun dubbio nessuno poteva salvarsi dal loro silenzio. Non v'è nulla di terreno che possa resistere alla sensazione di averle vinte con le proprie forze, e alla conseguente infatuazione che tutto travolge. In effetti, all’approssimarsi di Ulisse, le formidabili cantatrici non cantarono, sia perché ritennero che un simile avversario poteva essere affrontato solo col silenzio, sia perché quella visione di beatitudine sul volto di Ulisse, che pensava solo a cera e catene, fece loro dimenticare qualunque canto.




Ma Ulisse, per cosi dire, non udì il loro silenzio; credeva che cantassero, e che egli solo fosse libero dall’ascoltarle. Vide prima, fugacemente, la torsione del loro collo, il respiro profondo, gli occhi colmi di lacrime, la bocca semiaperta, e credette che tutto questo facesse parte delle arie che, senza essere ascoltate, risuonavano e si perdevano attorno a lui. Ma presto tutte le cose rimbalzarono sul suo sguardo astratto; era come se le sirene scomparissero di fronte alla sua decisione, e proprio quando fu più vicino a loro, non seppe più nulla della loro presenza. Ed esse - più belle che mai - si stiravano e si contorcevano, protendevano gli artigli aperti sulla roccia, e le orride capigliature ondeggiavano libere al vento. Ora non pretendevano più di sedurre: desideravano solo cogliere, finché fosse possibile, il riflesso dei due grandi occhi di Ulisse.
Se le sirene avessero una coscienza, sarebbero state distrutte in quell’occasione. Ma così sopravvissero, e solo Ulisse sfuggì loro. Del resto, la tradizione riferisce anche un epilogo al riguardo. Ulisse, così narrano, fu tanto volpe, tanto ricco d’astuzia, che neppure la dea del destino riuscì a penetrare nell'intimo della sua coscienza. Forse - anche se questo la ragione umana non può concepirlo - avvertì in realtà che le sirene tacevano, e solo a mo' di scudo, per così dire, oppose ad esse e agli dei quella commedia.

Franz Kafka, Il silenzio delle sirene, pag.79-81 da  Racconti brevi e straordinari  a cura di Adolfo Bioy Casares e Jorge Luis  Borges (ed. FMR 1973, traduzioni di Gianni Guadalupi)




                  Waterhouse 1891, Ulisse e le sirene; Delvaux 1942, il villaggio delle sirene

4 commenti:

  1. è da notare il fatto che Kafka commette un errore, secondo me voluto (una forzatura, o una semplificazione del testo?) perché nell'Odissea Ulisse tappa le orecchie ai suoi compagni di viaggio, ma lui rimane in ascolto. Difficile pensare che Kafka si sia sbagliato, è un passo troppo famoso.

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    1. Sì, è davvero strano. Non resta che sposare la tua ipotesi
      :-)

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  2. Elena Grammann28 giugno 2018 22:12

    Non credo nemmeno io che si sia sbagliato. Ha prodotto una variante del mito. Gli serviva un Odisseo che vede le Sirene, ma non può rendersi conto se cantano o no. Presume che cantino (o forse no, se si dà credito all'epilogo) e interpreta la loro mimica di sorpresa/incredulità/delusione come l'espressione richiesta dal canto. Il punto del racconto, secondo me, non è tanto Odisseo quanto le "risorse insufficienti e persino puerili" e la loro efficacia del tutto inattesa e sconvolgente - sconvolgente per le Sirene, che sono l'altro fuoco dell'ellissi. Odisseo viene visto o come il fanciullo tutto contento che il suo stratagemma infantile abbia funzionato, o come l'uomo abissalmente astuto che ha previsto tutto, compresa l'efficacia dei mezzi "insufficienti e puerili". Oppure le due cose sono una sola.
    Bellissimo (e indovinatissimo) il quadro di Delvaux: le Sirene che aspettano invano una vittima (ci siamo fatti scafati, non ci caschiamo più).

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    1. è un commento perfetto. Dei grandi scrittori bisogna fidarsi, e questo scrittore è di quelli grandissimi.
      Delvaux fa dei quadri che si somigliano un po' tutti, ma ogni volta non posso fare a meno di fermarmi a guardarli con meraviglia. Saranno forse i colori, chissà, o forse quei paesaggi che sembrano davvero usciti dai nostri sogni notturni.

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