giovedì 2 luglio 2026

Segreta bellezza


All’improvviso il treno si fermò in aperta campagna, che però non era del tutto deserta: c’era la casa di un casellante, da cui uscì un custode che si diresse verso la locomotiva; lo sentìi parlare con il macchinista, poi tutto tornò silenzioso. Perché il silenzio che segue la fermata di un treno in un luogo deserto è sempre così sconvolgente? In quel silenzio c’è più del silenzio, c’è una specie di attesa, un incantesimo triste e delizioso al tempo stesso. 

Un uccello cantò. Davanti a me c’era la casa bianca del casellante, circondata da un giardinetto. Si aprirono le imposte di una finestra bordata di gerani rossi; apparve una donna bionda, giovanissima, splendida. E quella donna che apre le imposte nella calma fresca e rosa del mattino, radioso come la sua bellezza, i gerani rossi, quel bosco su cui cadevano i primi raggi del sole, quel silenzio magico, tutta quella bellezza che tra qualche istante si sarebbe risolta nel passato, tutto questo è ancora in me. Basta che chiuda gli occhi e rivedo i colori, le cose, “sento” il silenzio, attraversato soltanto di tanto in tanto da un ritornello di uccelli. Percepisco tutto ciò così com’era in un istante preciso di secoli fa, e benché tutta questa armonia si sia dissolta, rimane viva come allora.

Banine, I miei giorni nel Caucaso

Ed. Neri Pozza

Carrozza in prima classe del Centoporte. Foto Courtesy FS TTI.


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