mercoledì 9 agosto 2017

I fratelli di Snoopy ( V )

Snoopy contro il Barone Rosso, e la cuccia trasformata in biplano: la fantasia preferita di Snoopy. E' la Grande Guerra, quella che poi sarà chiamata prima guerra mondiale. Facile pensare che Charles Monroe Schulz abbia ascoltato da bambino i racconti del papà, o del nonno, o magari di qualche parente o vicino di casa che alla guerra aveva davvero partecipato. E' successo qualcosa di simile anche a me, mio nonno era a Caporetto e Vittorio Veneto (un fante fra tanti altri), e le mie prime notizie sulla "spagnola", l'epidemia che fece più vittime della guerra stessa (una guerra terribile) mi sono arrivate da un vicino di casa, che nel 1918 era bambino ma si ricordava nitidamente di tutto. Et pour cause, come direbbe Snoopy. E poi, più vicini a me, ho avuto tante testimonianze in prima persona da tutti i fronti: da El Alamein all'Albania ("spezzeremo le reni alla Grecia!" e invece fu il contrario...), dall'Armir ai campi di lavoro in Germania, da Cassino alla Resistenza... Per quelli della mia generazione era facile trovare qualcuno che parlava di cos'era successo. A patto di aver voglia di ascoltare, s'intende.
Comunque sia, Snoopy è solo un bambino che gioca alla guerra ("un buffo bambino", come direbbe Piperita Patty), e nei suoi giochi coinvolge anche i fratelli. Oggi porto qui Belle e Spike, domani toccherà a Pallino.



(Le vignette sono del 1981, sempre dal mensile "Linus")
(5-continua)

3 commenti:

  1. Non commento quasi nulla in rete, ma con voi due devo fare continue eccezioni. Anche io ho imparato molto dai racconti diretti di chi ha fatto la guelfa e la Resistenza. E certo, aver voglia di ascoltare è il prerequisito necessario. Dialoghi necessari, tristi e necessari. Senza poterle raccontare le guerre diventano ancora più terribili ed inutili. Nessuno ha voglia di ascoltare storie tristi di guerra, e questo mi preoccupa.

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  2. Guerra non guelfa. Correttore automatico efficientissimo:-)

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  3. un mio carissimo parente, classe 1920, ha partecipato alla battaglia di El Alamein: che significa due anni nel deserto, durissimi. Dubito che lui abbia capito fino in fondo cosa gli è successo, ma io dai suoi racconti una cosa l'ho capita: la totale disorganizzazione dell'esercito fascista. Questo mio parente era carne buttata al macello (assaltatori), per di più senza la minima speranza di vittoria, così tanto per esserci. Lo stesso accadde su ogni fronte, dalla Russia alla Grecia. Le testimonianze dirette sono molto illuminanti in proposito (Rigoni Stern, per esempio). Per questo mi meraviglio sempre dei "nostalgici" in ambito militare... una sconfitta dietro l'altra, e in modo cialtronesco da parte dei vertici fascisti. Poi, i soldati erano eroici, questo non lo negherei mai, ma - santo Cielo... quei capi, quei generali, quei ducetti...
    Va beh, mi consolo con Spike: in divisa da fante è molto simpatico e somiglia molto alle foto del tempo :-)
    Belle invece arriva da Hemingway, suppongo.

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