sabato 31 dicembre 2016

a cavallo di uno pterodattilo ( forse )





Arzach è lo ptero-guerriero creato da Moebius; è protagonista di  avventure quasi sempre mute, che hanno come scenario un tempo e uno spazio indefiniti. Arzach cavalca una creatura alata, meccanica, simile a uno pterodattilo. In questa tavola, notte e giorno sembrano compresenti, così come antico e nuovo, passato e futuro.
"Il cavallo di Brunilde" pensa di andare  così verso il 2017..
Auguri a chi passa di qui!


martedì 27 dicembre 2016

Krazy Kat

La situazione è semplice e antica: un triangolo. La gatta Krazy Kat ama Ignazio (un topo), che però le risponde tirandole mattoni in testa. Krazy Kat equivoca, e considera le mattonate come dichiarazioni d'amore. Terzo protagonista, l'agente Pupp (un cane): anch'egli innamorato di Krazy Kat, tenta sempre di mettere in galera Ignazio, spesso riuscendovi. Sullo sfondo, la contea di Coconino nei disegni magici di George Herriman.  (nativo di New Orleans, 1880-1944: Krazy Kat è degli anni '30).
La storia del mattone mi è sempre sembrata una cosa strana, però poi ho trovato delle comiche di Charlot, le primissime girate un America, dove si vede esattamente questa cosa, per esempio in "Laughing gas" (Charlot dentista, 1914). Nella sua autobiografia, Chaplin si lamenta della rozzezza di queste comiche, tutte basate su sganassoni e inseguimenti; ne era responsabile Mack Sennett, che comunque ebbe il merito di far debuttare Charlot sullo schermo (va ricordato che nel 1914 il cinema esisteva da meno di vent'anni). E' molto probabile che Herriman abbia preso ispirazione proprio da queste comiche di Mack Sennett, o da una fonte comune.

venerdì 23 dicembre 2016

Il cammello nel presepio


Il cammello ha due gobbe, il dromedario ne ha una sola. Questo lo sanno tutti, o forse no, non lo sanno davvero tutti, molti se ne dimenticano, altri se ne infischiano, come dar loro torto. In fin dei conti, non è che tutti i giorni ci capiti di incontrare un cammello (o dromedario che sia). A dirla tutta, vengono chiamati "kamel" o "camel" entrambi, un po' in tutte le lingue. Vivono in due posti molto diversi: il cammello a due gobbe è asiatico, per sua natura lo si trova dalle parti dell'Afghanistan o dell'Iran; è peloso, ha una lana lunga che è poi quella dei cappotti di cammello (si usano ancora?). Il dromedario vive in Egitto e in tutto il Sahara: ha una gobba sola e il pelo è corto, quindi il cappotto di dromedario ce lo possiamo dimenticare. Una volta l'ho detto a un collega sul posto di lavoro, che mi ha risposto "io sono stato in Egitto e ci ho visto il cammello con due gobbe"; se è per questo (ma non gli ho risposto, ho sospirato e ho lasciato perdere) io i cammelli li ho visti a Como, non distanti dal lago, al confine con la Svizzera: ero allo zoo, da bambino. Li ho visti anche e duecento metri da casa mia, dromedari e cammelli ed elefanti: al circo, allora si usava. I dromedari sono anche in Australia, numerosissimi: ce li hanno portati nell'800, non sono più andati via, l'Australia è piena di deserti e i dromedari ci si trovano benissimo. Sono due specie molto vicine, lo si vede dal nome scientifico: Camelus dromedarius e Camelus bactrianus; questo significa che possono incrociarsi e fare figli insieme. Non in natura, ma negli zoo e nei circhi, in cattività.

mercoledì 21 dicembre 2016

Una pulce gentile



Viviamo in un'epoca fortunata: non abbiamo frequentazioni con le pulci. Nei secoli passati, invece, le pulci erano compagnia quotidiana dei nostri avi. Compagnia non certo gradita, ma ci si poteva anche scherzare sopra: come fa Goethe nel Faust, che ci costruisce sopra una canzone da osteria. Volendo, si può ascoltare come l'ha messa in musica Héctor Berlioz (in francese, però)


Hector Berlioz, Méphistophélès's aria from La Damnation de Faust ( clic qui per l'ascolto )

Une puce gentille
Chez un prince logeait.
Comme sa propre fille,
Le brave homme l'aimait,
Et, l'histoire assure,
À son tailleur un jour
Lui fit prendre mesure
Pour un habit de cour.
L'insecte, plein de joie
Dès qu'il se vit paré
D'or, de velours, de soie,
Et de crois décoré.
Fit venir de province
Ses frères et ses sœurs
Qui, par ordre du prince,
Devinrent grands seigneurs.
Mais ce qui fut bien pire,
C'est que les gens de cour,
Sans en oser rien dire,
Se grattaient tout le jour.
Cruelle politique!
Ah! plaignons leur destin,
Et, dès qu'une nous pique,
Ecrasons-la soudain!

Ballata della pulce, dal Faust di Goethe
C'era una volta un re che aveva una gran pulce che egli amava non poco, come se fosse stata suo figlio. Chiamò il suo sarto e il sarto venne: « Misura i vestiti al signore, misuragli i calzoni!»
Venne vestita di velluto e di seta, ebbe nastri e decorazioni, fu persino ministro e portava una grande stella sul petto; allora i suoi fratelli e le sue sorelle diventarono importanti a corte; e dame e signori a corte vennero assai tormentati, la regina e le ancelle pizzicate e morsicate. Ma non era permesso di schiacciare la grande pulce e di cacciarla via grattandosi; noi però le schiacciamo e le affoghiamo subito, quando una ci pinza.

(traduzione di Giovanni Amoretti, dal Faust di Goethe, scena della cantina di Auerbach a Lipsia)

(il dipinto è di Giuseppe Maria Crespi; il disegno è di Ray Caesar)

martedì 13 dicembre 2016

Il gatto della prima amorosa

La voglia di attenuare la noia derivante dalle lezioni di filosofia impartite dai domenicani, porta Carlo Goldoni a assistere alle recite di una compagnia di commedianti veneziani in tournée a Rimini, città in cui il giovane Goldoni studia e, successivamente, col pretesto di voler riabbracciare la madre, a imbarcarsi di nascosto con la compagnia di comici in partenza. Il viaggio per Chioggia dura tre giorni e lo scrittore nelle sue memorie lo ricorda così :

 "... presentava peraltro un piacevole colpo d’occhio, questa compagnia imbarcata. Dodici persone fra comici e attrici, un suggeritore, un macchinista, un guardaroba, otto servitori, quattro cameriere, due nutrici, ragazzi d’ogni età, cani, gatti, scimmie, pappagalli, uccelli, piccioni e un agnello: pareva l’arca di Noè.
La barca essendo spaziosissima, vi erano molti spartimenti e ogni donna aveva il suo bugigattolo con tende; era stato accomodato un buon letto per me accanto al direttore, e ciascuno era ben allogato.
particolare di un dipinto di J.H. Fragonard
Dopo la colazione fu proposta una partita per aspettare il pranzo. (...) Si giocava, si rideva, si scherzava, e si facevano burle a vicenda: ma la campana annunzia il pranzo, e tutti vi concorrono. Maccheroni! tutti vi si affollano sopra, e se ne divorano tre zuppiere; bue alla moda, pollame freddo, lombi di vitella, frutta, eccellente vino: ah, che buon pranzo - oh, che appetito! La tavola durò quattro ore; si suonarono diversi strumenti e si cantò molto. La servetta cantava a meraviglia; io la guardavo attentamente, ed essa mi faceva una sensazione singolare: ma ahimè! successe un caso che interruppe il brio della compagnia. Scappò dalla sua gabbia un gatto, che era il trastullo della prima amorosa; ella chiama tutti in soccorso, e gli si corre dietro; ma il gatto, che era selvatico come la sua padrona, sgusciava, saltava, si rimpiattava dappertutto, e vedendosi inseguito si arrampicò sull’albero del legno. Madama Clarice si trova impacciata; un marinaio sale per riprenderlo, e il gatto si slancia in mare e vi resta. Ecco la sua padrona in disperazione; vuol fare strage di tutti gli animali che scorge, vuol precipitar nella tomba del suo caro gattino la sua cameriera: tutti ne prendono la difesa, e diviene generale l’altercazione. Sopraggiunge il direttore; ride, scherza, fa carezze all’afflitta dama, che termina col ridere ella stessa: ed ecco il gatto in oblio. "


C. Goldoni, Mémoires
traduzione di Francesco Costero

domenica 11 dicembre 2016

Pioppi dorati e passeri saltellanti

Attraversammo una specie di letto di fiume melmoso traverso un folto sottobosco e radi salici e uscimmo dall'altra parte un po' bagnati e attaccammo il sentiero (...).

"Guarda laggiù" cantò Japhy "pioppi ingialliti. Mi danno l'ispirazione per un Haiku... "
"Parlando di vita letteraria - i pioppi dorati".
Percorrendo quella regione era facile comprendere le gemme perfette di haiku scritti dai poeti orientali, che mai si ubriacavano sulle montagne né altro ma semplicemente camminavano puri come bambini annotando ciò che vedevano senza artifici letterari né espressioni ricercate. Componemmo alcuni haiku mentre salivamo su a serpentina, su sempre più su ora lungo il declivio cespuglioso.

"Sassi sul fianco del precipizio" dissi "perchè non rotolano giù ?" " Forse è un haiku, forse no può darsi che sia un po' troppo complicato" disse Japhy. " Un vero haiku deve essere semplice come il porridge e nello stesso tempo farti vedere la realtà delle cose, così il più grande di ogni haiku è probabilmente quello che dice "Saltella il passero sulla veranda, con le zampette bagnate". Di Shiki.
Tu vedi le impronte umide delle zampe come una visione della mente eppure in quelle poche parole vedi anche la pioggia che è caduta quel giorno e quasi profuma di aghi di pino bagnati."
"Dimmene un altro"
" Questa volta ne faccio uno io, vediamo un po', " Sotto il lago...buche nere che fanno le sorgenti", no porco cane questo non è un haiku, non si fa mai abbastanza attenzione con questi haiku".
" Che cosa ne diresti di comporli di getto lungo la strada, spontaneamente?


Jack Kerouac, I vagabondi del Dharma




L'haiku, di tradizione giapponese, è un componimento poetico di 17 sillabe, distribuite in tre versi secondo lo schema 5, 7, 5 .
Privo di titolo, essenziale, l'haiku lascia al lettore la possibilità di completarne e interpretarne il senso. La natura costituisce il suo soggetto e nell’ultimo verso appare di solito un accenno alla stagione in cui il testo è stato composto (kigo).

sabato 3 dicembre 2016

Falco grillaio



Un falco grillaio, la cupa-cupa e del muschio. Tre immagini che mi ricordano Matera, città a cui sono legata, e che hanno ispirato a Giuliano un sonetto.
Voi quali parole avreste scelto per la vostra città?







Un falco in volo nel cielo di Matera
un falco in volo spiato dal solaio
un falco in volo poco prima che sia sera;
fa ancora freddo, è già quasi febbraio,

fuori s’annuvola e il falco si dispera
non trova la sua preda e questo è un guaio.
Ricorda il tempo che ci culla e che ci assilla,
tempo che passa nel volgere di un nulla;

è un ritmo primordiale, un cupa-cupa
che mi sospinge qui, come la lupa
come la lonza e come fa il leone

ma il muschio e i Sassi non son la selva oscura,
la luce della sera è chiara e pura,
e vola ancora su il falco grillaio.

II

Non essendo mai stato a Matera,
devo ammetterlo, è un sonetto un po’ strano;
non essendo mai stato a Grassano
non essendo mai stato a Matera
ma comunque pensandovi, è umano.

( ma comunque ci penso, Giuliano )

Giuliano Bovo


                                                                                                  ( il pastello con il falco grillaio è opera mia )